22 gennaio 2022
Aggiornato 06:30
Festa della Liberazione

25 aprile, Napolitano all'Altare della Patria

Il capo dello Stato ieri a Milano: «Rafforzare questo anniversario per creare un nuovo clima». Videomessaggio del Premier. Schifani dai Partigiani

ROMA - Ieri la cerimonia alla Scala di Milano, con l'esaltazione del 25 aprile come «festa della riunificazione d'Italia». Oggi il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, per il 65esimo anniversario della Liberazione Napolitano sarà prima all'Altare della Patria per deporre una corona d'alloro al sacello del Milite Ignoto, poi al Quirinale incontrerà le Associazioni Combattentistiche e d'Arma, alla presenza dei ministri della Difesa e dell'Interno, Ignazio La Russa e Roberto Maroni, e dei vertici delle Forze Armate.

LE ALTRE ISTITUZIONI - Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha scelto invece di affidare ad un videomessaggio che sarà trasmesso durante i tg il suo ricordo del 25 aprile. Mentre per il presidente del Senato, Renato Schifani, c'è stato un cambio di programma: sarà a Palermo, ma in piazza con i partigiani e non più alla cerimonia davanti al monumento che ricorda tutti i caduti in guerra, scelta che aveva creato polemiche. Schifani depone una corona di fiori davanti alla stele del partigiano Nicolò Barbato ed alla lapide dei Caduti di Cefalonia. «La decisione del Presidente del Senato è un forte richiamo all'unità di tutte le forze politiche - ha spiegato ieri l'ufficio stampa di Palazzo Madama - nel ricordo di una data che è alla base della nostra identità repubblicana».
Sempre oggi il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, depone a nome del Governo una corona di fiori alle Fosse Ardeatine, luogo del massacro compiuto a Roma dalle truppe di occupazione della Germania nazista il 24 marzo 1944. Il 25 aprile viene poi, come ogni anno celebrato anche dai cortei dell'Anpi nelle diverse città: il principale è da tradizione a Milano, dove lo scorso anno si registrò la contestazione di gruppi di estrema sinistra ai rappresentanti del governo e delle istituzioni locali.

L'INTERVENTO ALLA SCALA - Un appello all'unità d'Italia come rimedio per uscire dalla «spirale di contrapposizioni indiscriminate» che fanno male al paese: è il messaggio che il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha voluto lanciare dal palco della Scala dove ha celebrato ieri il sessantacinquesimo anniversario del 25 aprile. Un intervento molto apprezzato anche dal presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, seduto in platea. Le divisioni esasperate, ha detto il capo dello Stato senza mai citare esplicitamente il tema delle riforme, bloccano «il riconoscimento di temi e impegni di più alto interesse nazionale, tali da richiedere una limpida e mirata convergenza tra forze destinate a restare distinte in una democrazia dell'alternanza».
«Un intervento assolutamente positivo» - ha commentato all'uscita il premier. Un apprezzamento che ha permesso a Berlusconi di addolcire i toni delle divisioni all'interno del Pdl, minimizzando lo scontro asprissimo scoppiato con Gianfranco Fini ma anche fra il presidente della Camera e il leader della Lega. «Non sono mai stato protagonista di burrasche - ha detto il premier uscendo dal teatro - e non ho mai litigato anche perchè per litigare bisogna essere in due e l'ho detto anche a chi ha cercato di farlo. Io sono sempre stato sereno e non ho mai dato risposte piccate in tanti mesi e continuo a essere sereno».

IL RICORDO DI PERTINI - Napolitano, che si è commosso quando ha citato il suo predecessore Sandro Pertini, ha richiamato l'attualità e l'importanza fondamentale dell'unità d'Italia. «Quella unità rappresenta oggi - ha detto dal palco - guardando al futuro, una conquista e un coraggio irrinunciabili. Solo se ci si pone fuori dalla storia e dalla realtà si possono evocare con nostalgia, o tornare a immaginare, più entità statuali separate nella nostra Penisola».

Il capo dello Stato ha infine ha registrato «qualche battuta sgangherata» sulle celebrazioni del centocinquantesimo anniversario dell'Unità d'Italia in programma nel 2011 e invitato a celebrare finalmente la Liberazione «al di là degli steccati e delle quotidiane polemiche».

«DIVIDERE L'ITALIA? FUORI DALLA STORIA» - «Solo se ci si pone fuori dalla storia e dalla realtà, si possono evocare con nostalgia, o tornare a immaginare, più entità statuali separate nella nostra penisola» ha detto Napolitano. L'unità conquistata 150 anni fa «rappresenta una conquista e un ancoraggio irrinunciabile, non può formare oggetto di irrisione, né considerarsi un mito obsoleto, un residuo del passato». Interpellato dai giornalisti su questo passaggio, il ministro della Semplificazione Roberto Calderoli ha dichiarato: «Ho ascoltato le parole del presidente della Repubblica Napolitano, in particolare per quel che riguarda il federalismo, gli rivolgo un applauso e questo mi fa condividere la sua posizione rispetto all'unità del Paese. Non può esserci federalismo senza unità, ma ai giorni nostri, nel contempo, non può esserci unità senza federalismo».