28 marzo 2020
Aggiornato 19:30
Inchiesta riciclaggio

Il Gip: Scaglia ha mentito, rafforzati gli indizi a suo carico

Indagato per associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio e alla commissione di reati fiscali

ROMA - Silvio Scaglia «ha reso dichiarazioni mendaci limitandosi, in sostanza, ad affermare di avere un ruolo solo formale in Fastweb, in palese contrasto con la sua qualità di socio proprietario di ingenti percentuali di azioni (anche fino al 30%) e di amministratore della società, con la conseguenza che le principali scelte (incluse quelle delittuose) erano a lui ascrivibili in fatto e diritto e che egli traeva diretto vantaggio dai proventi illeciti realizzati dalle società».

L'ORDINANZA - E' uno dei passaggi dell'ordinanza, lunga 7 pagine, con cui il gip del tribunale di Roma, Aldo Morgigni, ha rigettato la richiesta di remissione in libertà, dopo l'interrogatorio di garanzia, del fondatore di Fastweb, indagato per associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio e alla commissione di reati fiscali nell'inchiesta sul riciclaggio di 2 miliardi di euro che ha coinvolto i vertici di Fastweb e Telecom Italia Sparkle in carica tra il 2003 e il 2007.
Secondo il gip, «la minimizzazione del ruolo svolto nelle condotte delittuose» sostenuta da Scaglia «confligge con le dichiarazioni di Bruno Zito (altro ex manager Fastweb indagato, ndr), che precisava come lo Scaglia - e con lui gli amministratori - avesse un controllo diretto, effettivo e costante sulle operazioni commerciali della società, al punto che i dirigenti erano sostanzialmente costretti a conseguire gli obiettivi commerciali artificiosamente ideati con il Focarelli (la mente della truffa, per i pm, ndr) e con l'evidente consenso ed interesse economico diretto dello Scaglia».

INDIZI RAFFORZATI - Insomma, secondo il gip, «gli indizi a carico di Scaglia» sono «rafforzati». Lui è una persona, secondo il magistrato, «che ricavava un primario, personale, elevatissimo e diretto interesse economico nelle false operazioni commerciali, attuate per sua evidente disposizione, residente nel luogo dal quale 'partiva' l'operazione (Londra), che disponeva in sostanza di almeno un conto corrente in Hong Kong (dove terminava l'operazione di riciclaggio). Tale conto corrente era, peraltro, amministrato attraverso il socio di minoranza di una società lussemburghese (la Sms Finance) nella quale le decisioni erano prese, con evidenza dal socio di maggioranza, ossia lo Scaglia».

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