10 luglio 2020
Aggiornato 22:00
Par condicio, il cda Rai ferma i talk show

La «rivolta» dei conduttori Rai

Santoro: «Il 25 provo ad andare in onda». Per la par condicio si fermano Porta a Porta, Annozero, L'ultima parola e Ballarò

ROMA - Conduttori Rai in rivolta per la decisione di sospendere per un mese tutti i talk-show politici prima delle elezioni regionali di fine marzo. La decisione è stata presa a maggioranza dal Consiglio di Amministrazione della Rai su proposta del direttore generale Mauro Masi, con i voti contrari dei consiglieri d'opposizione e del Presidente Garimberti. La sospensione temporanea, per la seconda fase della campagna elettorale, riguarda programmi di come Porta a Porta (Raiuno), Annozero e L'ultima Parola (Raidue), Ballarò (Raitre), sostituendoli, ove possibile, con tribune elettorali.

Uno dei voti negativi è stato quello del presidente della rete, Paolo Garimberti. «La sospensione danneggia l'azienda e gli utenti», questa la posizione del Presidente della Rai che in Cda ha votato un no «convinto» sulla decisione. Garimberti ha sottolineato di aver fatto «tutto il possibile perché non si arrivasse a questo esito», compreso un ultimo estremo tentativo di avere dalla Vigilanza un'interpretazione formale utile all'applicazione del regolamento sulla par condicio meno dannosa per la Rai.

SANTORO: «VADO IN DONDA» - Immediata la reazione dei conduttori delle trasmissioni coinvolte. Michele Santoro ha accusato apertamente la politica: «Il regolamento non attua la legge ma la contraddice - ha affermato - e la Rai non avrebbe dovuto applicarlo. Questo non è più il regolamento è una prova di forza del Governo. Un braccio di ferro simbolico, si vuole umiliare la tv e l'autonomia degli autori, per riportarli alla legge del più forte: si deve capire chi è che comanda». Lucia Annunziata, in collegamento telefonico dall'Iraq, dove avrebbe dovuto realizzare una puntata del suo In mezz'ora, ha annunciato di avere detto al direttore di Rai Tre che la sua trasmissione «non andrà in onda». Giovanni Floris, conduttore di Ballarò, ha denunciato quella che a suo giudizio è «una situazione che non ha precedenti in nessuna realtà occidentale: a un mese dalle elezioni vengono soppresse le trasmissioni politiche». Per Bruno Vespa la sospensione per un mese dei talk show è «grave e sorprendente» e crea per la Rai un «precedente preoccupante». Santoro ha proposto uno sciopero alla rovescia contro la decisione del Cda Rai.

FNSI: AZIONI LEGALI - Dura la reazione anche dei sindacati di settore Fnsi e Usigrai, che annunciano manifestazioni davanti agli studi Rai e azioni legali. Oltre a un video messaggio che andrà in onda martedì sera con le principali edizioni dei Tg. La prima manifestazione è in programma martedì alle 20 davanti agli studi di via Teulada a Roma, da dove vanno in onda Porta a Porta e Ballarò: anche il Pd parteciperà al presidio. Inoltre i legali della Federazione nazionale dei giornalisti verificheranno la possibilità di bloccare la delibera del cda e il danno patrimoniale derivante dalla soppressione per un mese di trasmissioni con un grande ritorno pubblicitario.

LA POLITICA - Sul fronte politico è forte la condanna dell'opposizione. Per il Pdl parla invece Alessio Butti, capogruppo in Vigilanza: «Quanto deciso dal cda Rai non è un bavaglio all'informazione, ma piuttosto la naturale conseguenza dell'applicazione della legge 28 del 2000, voluta dall'ex premier D'Alema. L'impegno di informare da parte della tv di Stato non verrà meno». Replica D'Alema, parlando di «duro colpo alla libertà dell'informazione» e «scagionandosi» dalle accuse: «Qualcuno ha dato la colpa a me perché quella norma fu varata dal mio governo. Ma siccome quella norma esiste da oltre 10 anni e non ha mai dato adito a queste decisioni, è evidente che ciò che accade non dipende da quella norma, ma dipende dal regolamento che è stato fatto che va ben oltre il senso della norma stessa». Per Antonio Di Pietro «chi ha il controllo dell'informazione in pieno conflitto di interesse troverà comunque il modo per far rientrare dalla finestra ciò che formalmente è uscito dalla porta». Stefano Di Traglia, responsabile comunicazione del Pd, chiede che «la Rai faccia un saggio passo indietro» e di conoscere i criteri per la scelta dei quattro programmi da cancellare.