20 settembre 2019
Aggiornato 13:30
Il Pd e l'Idv difendono le indagini

Mediatrade, per il Pdl è giustizia politica

Il leader dell'UDC Casini si smarca dalle opposizioni: «Accanimento giudiziario». Bersani: «La giustizia deve fare il suo corso»

ROMA - L'inchiesta su 'Mediatrade' riaccende il dibattito sul rapporto tra politica e giustizia, il Pdl parla di 'giustizia politica' contro il premier, Idv e Pd difendono l'inchiesta, seppure con toni diversi, mentre l'Udc si smarca dalle altre opposizioni e parla di «accanimento giudiziario». Un copione ormai abbastanza noto, che si ripete ogni volta che viene avviata un'indagine su Silvio Berlusconi o sulle sue aziende.

Per il centrodestra, è innanzitutto Fabrizio Cicchitto, il capogruppo Pdl alla Camera, a dare la linea: «Come volevasi dimostrare. Se c'era qualcuno che ancora negava l'evidenza e dubitava dell'esistenza di un nucleo giudiziario-politico-editoriale che fa dell'uso politico della giustizia la sua arma essenziale contro Berlusconi, purtroppo, ha avuto una risposta inconfutabile con l'iniziativa giudiziaria a pochi giorni dall'inizio della campagna elettorale». Parole simili a quelle del portavoce Pdl Daniele Capezzone: «Il bersaglio? Il solito: Silvio Berlusconi. I beneficiari politici? I soliti: i suoi avversari e i gruppi editoriali specializzati nell'aggressione contro il Premier». E che l'indagine sia solo un «pretesto» per colpire il premier i è anche l'opinione di Pier Silvio Berlusconi, che esprime «l'amarezza di vedere di nuovo la volontà di colpire mio padre con qualunque pretesto».

Una situazione, sottolinea il vice-capogruppo Pdl alla Camera Italo Bocchino, che rende quanto mai necessario riformare il sistema giustizia: «La tempistica sospetta del processo Mediatrade ci convince ulteriormente dell'esistenza di un accanimento giudiziario nei confronti di Berlusconi ed impone scelte normative per tutelare la democrazia elettorale». Insomma, avanti sulla riforma della giusizia, come dicono anche Roberto Cota della Lega e il presidente dei senatori Pdl Maurizio Gasparri.

Ma proprio le «scelte normative» invocate da Bocchino e dal resto del centrodestra preoccupano il leader Idv Antonio di Pietro: «La giustizia fa il suo corso, le leggi della Casta altrettanto», dice Di Pietro. «Il processo breve, illegittimo impedimento e la legge sulle intercettazioni, il cui iter riprenderà a breve, sono i rasoi con cui verranno recisi i processi passati e futuri, quello Mediatrade-Rti compreso.

L'indignazione mostrata in queste è tutta una pantomima: Silvio e Pier Silvio sanno benissimo che le leggi, con cui il papi sta intasando il Parlamento mentre il Paese cade in disgrazia, li salveranno insieme ai compagni di evasione».

Più delicata la posizione del segretario Pd Pier Luigi Bersani, che vorrebbe parlare d'altro e, soprattutto, vuole evitare di rimanere imbrigliato nel dibattito tra 'anti-berlusconiani' e sostenitori del premier: la giustizia deve fare il suo corso, e la politica deve nel frattempo occuparsi anche dei problemi economici e sociali. «Io - dice Bersani - voglio credere che la giustizia sarà in condizioni, come avverrebbe per qualsiasi cittadino di accertare la verità su fatti così gravi. E aggiungo anche che voglio credere che mentre succede questo e la giustizia fa il suo mestiere, noi si possa parlare anche dei problemi di questo Paese». Pier Ferdinando Casini, invece, si schiera a difesa del premier e parla di «accanimento giudiziario».