8 aprile 2020
Aggiornato 18:30
Cronaca. Caso Marrazzo

Jennifer ai PM: vidi una volta insieme Natali e Cafasso

La trans, che era fidanzata con Gianguerino, sarà espulsa. Ai Carabinieri del Ros toccherà ricostruire e attribuire con chiarezza i ruoli

ROMA - «Ho visto una volta Rino con Natali, ma non credo che lui fosse il suo pusher». Jennifer, la trans che era fidanzata di Gianguerino Cafasso, è stata ascoltata ieri a tarda sera, come persona informata sui fatti, dal procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo, nell'ambito dell'inchiesta sul ricatto all'ex presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo.

Gli inquirenti l'hanno sentita anche nel quadro delle indagini avviate sulle morti del viado Brenda e dello stesso Cafasso. La trans - secondo quanto si è appreso - ha di fatto confermato la versione fornita in precedenza, rispetto all'assunzione della droga che fu fatale per Gianguerino, il 12 settembre, in un hotel sulla Salaria, e che causò il decesso dell'uomo per overdose. In particolare gli investigatori hanno insistito, con Jennifer, su chi avesse venduto la dose di eroina «camuffata» da cocaina a Cafasso.

I magistrati, che sulla base delle dichiarazioni di diverse trans oltre a quelle dei carabinieri indagati per il blitz nella casa dove era Marrazzo, ritengono che Cafasso fosse un piccolo spacciatore, vogliono accertare chi fosse il «fornitore» dell'uomo. I contatti con extracomunitari di origine nord africana erano saltuari? Oppure gestiti attraverso altri soggetti. Jennifer avrebbe fornito un quadro, dato indicazioni.

Ai carabinieri del Ros toccherà ricostruire e attribuire con chiarezza i ruoli. Le indicazioni date dalla brasiliana comunque non sarebbero «risolutorie». Anche perché non verrà tutelata o protetta come testimone di giustizia. I magistrati, che ritengono conclusa la sua versione, non si opporranno insomma al decreto di espulsione per Jennifer.

Le verifiche andranno avanti seguendo la via della droga e cercando di «distinguere tra verità e bugie». Jennifer ha spiegato di non sapere se Cafasso fosse un confidente, un qualche punto di riferimento, dei carabinieri sotto accusa. «Da quando stavamo insieme - ha detto la trans - lui non voleva che mi prostituissi. Mi voleva a casa. Mi manteneva lui, era buono».

Mentre si è ancora in attesa delle motivazioni della decisione del tribunale del riesame che ha rimesso in libertà uno dei militari arrestati e disposto i domiciliari per un altro e confermato il carcere per altri due, il ruolo di Cafasso appare «esterno se non estraneo», come dice un investigatore, alla storia che ha travolto Marrazzo.

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