8 aprile 2020
Aggiornato 16:00
Cronaca. Caso Marrazzo

Brenda, dopo quella di Cafasso un'altra morte misteriosa

Gli Inquirenti dispongono un analisi tecnica sul pc della trans. La brasiliana e il pregiudicato erano coinvolti nel ricatto a Piero Marrazzo

ROMA - «Allo stato degli atti dopo la morte di Gianguarino Cafasso c'è un altro decesso misterioso, quello della trans Brenda». Così gli inquirenti della Procura di Roma fanno il punto rispetto alle indagini avviate stamane rispetto alla fine del viado, in un monolocale del residence «Due Ponti». La brasiliana, così come il pregiudicato Cafasso, erano coinvolti nel ricatto all'ex presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo.

SECONDO VIDEO - Brenda aveva avuto degli incontri con l'ex governatore e ha parlato ai magistrati dell'esistenza di un secondo video. Il pusher, invece, ufficialmente è morto per overdose, ma gli accertamenti autoptici disposti nelle scorse settimane non avrebbero ancora portato ad un risultato definitivo. Sono soggetti che se fossero ancora vivi - si spiega - avrebbero potuto spiegare chi e cosa è successo dopo la realizzazione del blitz del 3 luglio scorso nell'abitazione di Natalie, in via Gradoli.

VENDETTA TRA TRANS? - Rispetto al rogo che alle 4 di stamane ha parzialmente distrutto la casa di Brenda a piazzale Clodio si sottolinea che finora «non sono stati trovati acceleratori di fiamma», quindi nessun liquido infiammabile o benzina. Ed anche se l'appartamento è stato trovato chiuso con un giro di chiave si esclude l'ipotesi dell'incidente o del suicidio. Perché non sono stati trovati mozziconi di sigaretta o pezzi di candela che avrebbero potuto causare in modo fortuito l'incendio e perché Brenda non è ritenuta una persona capace di uccidersi. «Più che farsi male - si sottolinea - sapeva fare male e incutere rispetto alle altre». Potrebbe trattarsi di una vendetta tra trans? Ogni ipotesi è aperta. Il punto di sviluppo dell'incendio, in ogni caso, è stato un borsone con all'interno indumenti che era all'ingresso del mini-appartamento.

I DATI NEL COMPUTER - «Non ci sono segni di colluttazione o di lite - si informa - Brenda era seminuda, nel soppalco. Sul computer che è stato trovato all'interno del lavandino, che aveva il rubinetto aperto, il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e il pm Rodolfo Maria Sabelli, hanno disposto una analisi tecnica. Si vogliono recuperare i dati contenuti all'interno della memoria digitale. E' possibile che sia contenuto nell'hard disk il secondo video, di cui ha raccontato Brenda? Sarebbe una sorpresa trovarlo nel pc - si risponde - In ogni caso non è stato usato come arma di ricatto in precedenza. Gli inquirenti ritengono che non vi siano elementi in questo senso. La trans sarebbe stata risentita dai pm, anche se la sua convocazione non era programmata a breve.

TROPPI GLI INTERROGATIVI - Anche se aveva le valige pronte Brenda non voleva andare via dall'Italia. L'autopsia, che sarà effettuata entro l'inizio della prossima settimana, così come gli esami tossicologici dovranno fornire molte risposte. Per ora a fornire «spunti» sono solo le molte audizioni di testimoni che sono state fatte in Questura. Conoscenti, vicini di casa, trans, nessuno è stato escluso dalla lista. Gli interrogatori continueranno. Si vuole capire perché la trans Brenda è morta. Sono troppi gli interrogativi. «E con quelli non si va da nessuna parte».

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