23 ottobre 2019
Aggiornato 19:30
Reazioni. Ddl processo breve

Anm: «A Roma con riforma salterebbero 70% dei processi»

Auriemma: «Grave, si uccide il sistema. Questo progetto del Governo è una prescrizione breve e non qualcosa di diverso»

ROMA - Se la nuova riforma della giustizia diventerà legge a Roma «potrebbero saltare almeno il 70 per cento dei processi monocratici ed una quota molto simile per quelli collegiali». E' questa la valutazione che ha fatto Paolo Auriemma, fino a pochi giorni fa presidente dell'Associazione nazionale magistrati nel distretto della Capitale e del Lazio.

PRESCRIZIONE BREVE - Il pubblico ministero ha spiegato: «Bisogna sottolineare che questo progetto del Governo è una prescrizione breve e non qualcosa di diverso. Dove si sospende la cura, il processo, e si sceglie di salvare la malattia, il reato».
«In questo modo a perdere sarà la difesa della collettività - ha sottolineato Auriemma - che si affida al processo per vedere tutelati i suoi diritti». Due anni per arrivare ad una prima sentenza non sono pochi, si riflette. «E infatti in questi anni - ha risposto il magistrato - abbiamo fatto scioperi, proposto agitazioni, proprio in risposta a quelle norme che rendevano farraginoso l'istituto del processo». Quali bastoni sono stati messi fra le ruote della macchina della giustizia? «Il meccanismo settecentesco delle notifiche, di per sè spesso barocche ed inutili, che rallenta tutto. E poi la impossibilità per i giudici di rimanere in pianta stabile in un collegio».

PERDITA DELLA GIUSTIZIA - «Questi ultimi sono solo due dei mille esempi che si possono fare. Questa legge pone limiti temporali al processo decretandone la morte dopo due anni - ha detto ancora Auriemma - Quali saranno le conseguenze in una città come Roma? La perdita della giustizia, a livello collettivo, è una cosa grave. E quando una persona non vede riconosciuti i suoi diritti davanti ad un tribunale, ricorrerà ad altre strade ed è una scelta che una società civile non dovrebbe fare».