23 ottobre 2019
Aggiornato 04:00
Politica & Giustizia

Arriva ddl processo breve, per i Magistrati è «devastante»

Il Ministro Alfano condivide il testo. Insorge il Partito Democratico: «Incostituzionale e ingiusto»

ROMA - Il disegno di legge sul processo breve è arrivato ieri mattina in Senato, presentato dal Pdl e sottoscritto dalla Lega. Composto da tre articoli, prevede tra l'altro che la prescrizione scatti dopo due anni dalla richiesta di rinvio a giudizio del pubblico ministero per i processi in corso in primo grado e per reati «inferiori nel massimo ai dieci anni di reclusione», con una lunga lista di esclusioni. Per quanto riguarda la norma sulla prescrizione, il ddl prevede che l'imputato possa non avvalersi dell'estinzione del processo, presentando una dichiarazione in udienza. Il provvedimento, messo a punto dal legale del premier e deputato del Pdl Niccolò Ghedini, entrerà in vigore il giorno dopo la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale, ma varrà anche per i processi in corso che non abbiano superato il primo grado.

INSORGE L'ANM - La polemica aperta già dalle prime bozze del ddl è oggi feroce. Se il ministro della Giustizia Angelino Alfano ha infatti annunciato «piena condivisione del testo del ddl», l'Anm è insorta, parlando subito di «effetti devastanti sul funzionamento della giustizia penale in Italia». «Gli unici processi che potranno essere portati a termine - spiegano i vertici del sindacato dei magistrati - saranno quelli nei confronti dei recidivi e quelli relativi ai fatti indicati in un elenco di eccezioni che pone forti dubbi di costituzionalità».
Mentre il Csm si prepara ad esprimere il suo parere, con tanto di avvio di istruttoria sull'impatto che le norme proposte avranno sul sistema giudiziario.

IL «MURO» DELL'OPPOSIZIONE - Anche l'opposizione non ha mancato di sollevare subito un muro. Il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, ha infatti rilevato che «serve attenzione: se la proposta prevede di fare processi brevi, ma farli, va bene; se invece è una norma per non fare processi o per non farne alcuni, non siamo d'accordo». Anna Finocchiaro, capogruppo dei senatori Pd, ha letteralmente sbattuto il testo del ddl contro il muro, sostenendo che è «viziato costituzionalmente e inaccettabile moralmente». L'Idv si dice invece pronta a chiedere il referendum contro la legge.

MAGGIORANZA COMPATTA - Sul fronte maggioranza, invece, c'è un'assoluta (o quasi) condivisione. Perplessità dalla finiana Giulia Bongiorno, presidente della commissione Giustizia della Camera, che ha sollevato dubbi sull'esclusione dei reati di immigrazione clandestina. Il presidente dei deputati del Pdl, Fabrizio Cicchitto, ha cercato di allargare il campo: «nel quadro della riforma della giustizia, che comprenderà anche interventi costituzionali, va anche aperta una riflessione sull'immunità parlamentare».