18 gennaio 2020
Aggiornato 05:00
Politica e Giustizia

Berlusconi apre su riforma Giustizia, ma Pd e Idv dubitano

Domani Alfano in Senato, forse parte da qui corsa a prescrizione

ROMA - Le linee sono ormai chiare: da una parte la maggioranza vuole portare avanti in tempi brevi la riforma della giustizia e chiama il Pd, dopo l'elezione di Pierluigi Bersani a segretario, alla collaborazione. Dall'altra, l'opposizione democratica chiede che il dibattito sia in Parlamento e non in altre sedi e che le riforme siano nel nome dei cittadini, mentre l'Idv ritiene le aperture al dialogo «una trappola». Nel mezzo, zona grigia, ci sono i tentativi - ancora non formalizzati - di inserire in norme già all'esame del Parlamento codici e codicilli che possano salvare Silvio Berlusconi dai prossimi processi, primo fra tutti quello Mills, che dovrebbe ricominciare a breve.

DIALOGO - E pensare che ad aprire al dialogo, oggi, è stato il premier in persona, sostenendo: «Nessuno più di me è predisposto al dialogo, ma per dialogare è necessario essere in due, e soprattutto avere rispetto dell'avversario, non insultarlo e demonizzarlo come il Pd di Franceschini e di Veltroni ha fatto ogni giorno, e spesso più volte al giorno, contro la mia persona. Se Bersani deciderà di cambiare registro e di concorrere alle riforme importanti per il futuro dell'Italia, il più contento sarò io». Insomma, secondo Berlusconi: «Se il nuovo segretario del Pd manifesta una disponibilità a trattare sulle materie più importanti, non ci sarà nessuna difficoltà ad aprire una discussione seria».

ALFANO - A fargli eco anche il ministro della Giustizia. «Non so - ha detto Angelino Alfano - se c'è la possibilità di un'intesa con l'opposizione. Noi non la rifiutiamo, ma la ricerchiamo, perchè le riforme, se sono votate da una maggioranza ampia, sono destinate a durare di più nel tempo. Di fronte al bivio tra la paralisi, perchè l'opposizione non vuole la riforma, e quanto da noi proposto agli elettori, sceglieremo non di restare fermi, ma di procedere con le riforme».

NO A «INCIUCI» - A replicare, dopo il niet di Bersani di ieri a «inciuci» e soluzioni ad personam per il premier, è Rosy Bindi, possibile futura presidente del Pd, che fa eco al segretario e ribadisce che «la risposta dei democratici è quella di sempre»: «Noi siamo disposti a un confronto se si vuole fare la riforma per i cittadini. Invece non c'è alcuna disponibilità a consumare vendette contro la magistratura e a continuare a fare leggi ad personam». Molto più duro è Antonio Di Pietro, che chiude ogni possibilità di dialogo: le parole del ministro Angelino Alfano sulla riforma della giustizia non sono una «apertura» all'opposizione, ma un «abbraccio mortale» e c'è da sperare che Pd e Udc non cadano nella trappola.

PRESCRIZIONE BREVE - Se quindi il fronte politico è alimentato da dubbi e incertezze, quello parlamentare operativo resta in attesa dello show down di Alfano. A breve, infatti, Niccolò Ghedini potrebbe presentare, al Senato, un ddl che contiene la cosiddetta prescrizione breve, che dovrebbe avere un iter lampo ed essere così approvato in meno di un mese. Difficile però fargli trovare spazio: calendario alla mano, infatti, per tutta la settimana palazzo Madama sarà impegnato nella sessione di bilancio, e poi, per quella successiva, il presidente della commissione Giustizia, Filippo Berselli, ha inserito il voto sulla riforma della professione forense.

Domani, comunque, Alfano sarà ospite della Camera Alta, prima in Aula a riferire sul caso di Stefano Cucchi e poi di fronte alle commissioni Affari Costituzionali, Giustizia e Politiche Europee riunite in seduta comune, con sul tavolo le linee guida di Bruxelles proprio sulla giustizia. E lì, magari in una pausa dei lavori, la maggioranza potrebbe cercare una quadra per trovare una corsia a una nuova legge.