23 gennaio 2020
Aggiornato 02:00
Salute. Nuova influenza

Influenza A: i ritardi del ministero nell’indicare i presidi salva vita

A causa del virus rischia di saltare la partita fra Dinamo Kiev e Inter

Forse oggi sapremo se mercoledì l’Inter potrà recarsi in Ucraina per giocare la partita di Champions League con la Dinamo Kiev.
La scorsa settimana le autorità ucraine, a causa dell’epidemia di influenza A che ha colpito il loro paese, hanno decretato la chiusura per tre settimane delle scuole e di annullare concerti, proiezioni cinematografiche e eventi pubblici. «Abbiamo avuti già 48 morti e 150 mila contagi di influenza suina», ha reso noto Viktor Yuschenko per giustificare la decisione.
L’eventualità che una partita di calcio internazionale sia messa in forse dal pericolo di contagio impone di cominciare a guadare in modo più attento e preoccupato ai pericoli del virus A H1n1.

CAPACITA' DI DIFFUSIONE - Non si tratta di fare allarmismo, ma di non fasi trovare impreparati nel caso in cui questa forma influenzale prendesse una brutta piega.
Ha ragione il vice ministro della salute Fazio a ricordare che le insidie di questa forma di influenza sta più nella sua capacità di diffusione che nella capacità di fare danni irreparabili, ma alcune modalità con le quali si manifesta obbligano ad una riflessione. Se è vero, infatti, che la nuova influenza è meno letale di quella gestionale, non si può non rimarcare che esse colpisca in prevalenza i bambini dai 5 agli undici anni, spesso sani e che un quarto circa dei decessi finora ha visto vittime dai 2 ai 27 anni. Inoltre una percentuale di circa l’uno per cento di tutti colpiti dal virus negli Stati Uniti e nell’emisfero Sud ha avuto bisogno di essere ricoverato e sottoposto a respirazione assistita anche per 90 giorni.

RESPIRAZIONE EXTRACORPOREA - E’ proprio questo bisogno di respirazione assistita nei casi più gravi che ci deve far stare in allerta.
C’è infatti da chiedersi se le strutture sanitarie sarebbero in grado di sostenere l’urto di moltiplicarsi dei casi bisognosi di interventi non solo medicali. Già abbiamo assistito in questi giorni all’assalto dei pronto soccorso. Inoltre, dopo il caso della bambina di undici anni morta a Napoli la tensione è già salita e rischia di crescere ulteriormente.
C’poi un altro aspetto di cui tenere conto. In alcuni casi la respirazione assistita tradizionale può non bastare. In altri paesi come l’Australia molte vite sono state salvate dalla respirazione extracorporea. Per effettuarla ci vogliono apparecchiature sofisticate che consentano la respirazione senza l’ausilio dei polmoni, i quali vengono messi nella possibilità di riposarsi e di potersi riprendere. Quanti ospedali al momento posseggono queste apparecchiature? Il vice ministro al Diario del Web aveva detto la scorsa settimana che sarebbero stati individuati 12 presidi ospedalieri in grado di consentire ai pazienti la respirazione extracorporea ma per ora i 12 nomi non sono usciti.
Senza allarmismi, ma anche senza sottovalutazioni sarebbe bene che ci fosse la massima trasparenza sulle strutture a disposizione e su tutte le misure prese nel caso di uno sviluppo violento del virus. A partire dai dodici presidi per la respirazione extracorporea.