27 novembre 2020
Aggiornato 01:00
L'opposizione protesta

Biotestamento, la Camera riparte da ddl Senato

Finiani dissentono da scelta Pdl. Binetti vota insieme al Pd

ROMA - Aveva diviso l'opinione pubblica e spaccato il Senato e ora il disegno di legge Calabrò sul testamento biologico ricrea una frattura alla Camera dei deputati. La maggioranza - con qualche malumore interno - sceglie di ripartire da quel testo, in commissione Affari sociali, l'opposizione - in testa il Pd che vota compatto, dai teodem ai radicali - insorge.

Pdl e Lega, col sostegno dell'Udc, sono stati compatti nell'approvare la scelta del relatore Domenico Di Virgilio (Pdl). Alla fine viene adottato il ddl licenziato a marzo da Palazzo Madama con 24 voti a favore e 18 contrari. «Siamo in un sistema di bicameralismo, non potevo far finta che esistesse solo una camera», ha spiegato il relatore. «Ho detto, però, che il ddl del Senato è un punto di partenza e che tenteremo di migliorarlo per renderlo più vicino alle esigenze della gente».

Protesta l'Italia dei valori e il Pd, stavolta, è unito. Per la capogruppo in commissione Livia Turco «dopo tre mesi di approfondito dibattito, a fronte di una opposizione che ha dimostrato tutta la volontà di dialogare e dopo oltre trenta audizioni che hanno suggerito cambiamenti al testo Calabrò, il relatore Di Virgilio, anziché presentare un nuovo testo base o fare un comitato ristretto, ha scelto di ripresentare il testo dello scontro». Ignazio Marino denuncia «la linea di chiusura e miopia da parte della maggioranza». Sulla stessa linea i radicali che, per bocca di Maria Antonietta Farina Coscioni, sostiene che la maggioranza «procede militarmente a colpi di maggioranza». Anche Paola Binetti, pur avendo espresso più volte il suo sostegno al testo Calabrò, vota contro. «Sarebbe stato più corretto da parte del relatore dire subito che il testo base scelto era quello del Senato - spiega - invece di essere tenuti in sospeso durante il periodo della discussione generale».

A stretto giro di posta arriva la replica della maggioranza. Il relatore si dice «molto stupito» delle dichiarazioni dell'area 'teodem' rappresentata da Binetti. Ironico il capogruppo del Pdl in commissione: «Da loro nessuno si aspettava l'avversione al provvedimento», afferma Lucio Barani. «Viene da pensare ai primi effetti della segreteria Bersani: vince il socialismo di stampo sovietico che mortifica il dibattito in nome di una moderna epurazione». Gli fa eco la capogruppo della Lega Laura Molteni: «Questo repentino cambio di rotta sarà forse frutto delle ultime primarie del Pd?».