15 novembre 2019
Aggiornato 22:30
Scuola e precariato

Da Camera primo ok a decreto salva precari, va al Senato

Gelmini soddisfatta: «maggioranza tiene». Di segno opposto il giudizio della rappresentanza sindacale dei precari: «Pronti a nuovi ricorsi»

ROMA - Primo via libera dalla Camera al decreto legge salva-precari: l'aula di Montecitorio ha approvato il provvedimento con 263 voti favorevoli, 196 contrari e 33 astenuti. Il dl, che decade il 24 novembre, passa ora all'esame del Senato. Contro hanno votato Pd e Idv, l'Udc si è astenuta. Il voto è arrivato al termine di una seduta della Camera lunga e tesa, con scontri ripetuti fra maggioranza e opposizione.

«Berlusconi dittatore: è il più grande licenziatore d'Italia», ha gridato in particolare il deputato Idv Francesco Barbato, ripetendo show e accuse che lo videro protagonista in aula prima del voto sullo scudo fiscale e che gli costarono allora cinque giorni di sospensione dall'aula.

GELMINI: «RINGRAZIO LA MAGGIORANZA» - La reazione dai banchi del Pdl non si è fatta attendere. A guidarla è stata Alessandra Mussolini, seguita a ruota da altri parlamentari della maggioranza. La Presidenza della Camera ha faticato non poco a riportare la calma. Soddisfatto il giudizio del ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini per il risultato ottenuto. «Ringrazio la maggioranza - ha commentato - che compattamente ha confermato in Parlamento le scelte del Governo sulla scuola e sul problema del precariato. I provvedimenti presi sono volti a garantire la continuità didattica e il corretto funzionamento dell`anno scolastico. Questa ulteriore dimostrazione di unità sui temi dell`istruzione è un segnale importante perché ribadisce che la maggioranza prosegue sulla strada delle riforme».

ANIEF: «PRONTI A NUOVI RICORSI» - Di segno opposto il giudizio della rappresentanza sindacale dei precari. Con l'Anief, l'associazione che ha presentato e vinto il ricorso al Tar contro il taglio delle graduatorie progressive operato dal Governo che parla di «modifiche truffe da parte della Camera», finalizzate solo ad «aggirare la nostra vittoria in sede giudiziaria». Ragione per cui il presidente dell'Anief Marcello Pacifico ha annunciato che, se il Senato confermerà il testo uscito da Montecitorio, sarà presentato di nuovo un ricorso alla Magistratura con richiesta, questa volta, di investire anche la Corte Costituzionale circa la legittimità costituzionale della nuova legge.