11 luglio 2020
Aggiornato 00:00
Roma dice addio ai parà caduti: applausi e compostezza

I parà ai compagni uccisi: Orgogliosi di avervi conosciuti

Un commilitone: «Dolore immenso, erano amici»

ROMA - «E' un dolore immenso» quello del sergente maggiore Gianluca Spina del 186esimo reggimento paracadutisti della Folgore che questa mattina ha assistito alla cerimonia funebre dei sei «colleghi e amici» uccisi giovedì scorso in attentato a Kabul. «Sono contento di averli conosciuti» dice al termine della cerimonia.

«Il mio cuore è rimasto in Afghanistan. Vorrei essere lì a dare una mano. Solo chi è paracadutista può capire la bellezza di questo lavoro e quello che proviamo», aggiunge.
Il sottufficiale ancora commosso spiega «che la situazione in Afghanistan è molto difficile». «Ma siamo preparati anche se ci sono cose come l'attentato di giovedì che non si possono prevedere».

E la gente «non sa bene ciò che facciamo - afferma Spina - ma quando io lo spiego gli italiani capiscono e sono orgogliosi di noi. Il nostro lavoro è pieno di sacrifici ma di soddisfazioni. Per noi - prosegue - è un onore quando l'Italia ci chiede di portare all'estero al nostra bandiera».

Ancora commosso è anche il tenente Stefano Cozzella collega e amico di una delle vittime, il tenente Antonio Fortunato. «Noi conosciamo bene i rischi non siamo sciocchi non pensiamo di andare a fare una gita», spiega al termine della cerimonia funebre.

«Ero molto amico di Antonio, aveva una fame di conoscenza enorme. Abbiamo fatto il servizio nella stessa compagnia e ci siamo avvicendati al comando dello stesso plotone», ricorda l'ufficiale. «Ora lui è morto e questo mi ha creato un certo senso di colpa».

Ma la missione della Folgore in Afghanistan prosegue. «Sono sicuro che chi è rimasto lì stia facendo il suo lavoro e vada in missione più convinto di prima». Afferma sicuro Cozzella.