10 luglio 2020
Aggiornato 23:30
L'Italia in lutto saluta i parà: «Sono eroi»

Roma dice addio ai parà caduti: applausi e compostezza

Piccolo Martin commuove Italia. Ultimo saluto da Frecce Tricolori

ROMA - Il piccolo Martin, sette anni, figlio del tenente Antonio Fortunato, che accarezza la bara del padre, che sta in piedi sull'attenti al suono del silenzio, con il basco del padre, ancora troppo grande per lui, in testa. E' questa l'immagine più significativa, più commovente di una cerimonia che i gesti del piccolo Martin sintetizzano pienamente: dolore e compostezza.

I funerali di Stato del tenente Antonio Fortunato, del sergente maggiore Roberto Valente, del primo caporal maggiore Matteo Mureddu, del primo caporal maggiore Giandomenico Pistonami, del primo caporal maggiore Massimiliano Randino e del primo caporal maggiore Davide Ricchiuto, i sei parà della brigata Folgore morti in un attentato in Afghanistan giovedì scorso, hanno richiamato alla basilica di San Paolo fuori le Mura una folla silenziosa e colma di rispetto, che ha salutato quelli che monsignor Pelvi, che ha presieduto la cerimonia, ha definito «uomini eroici».

Una vita «vissuta la servizio della pace«, ha detto monsignor Pelvi, parlando del mondo militare che contribuisce alla cultura della solidarietà» e della necessità che laddove lo Stato non sa proteggere la propria gente da violazioni gravi e continue dei diritti umani e dalle conseguenze delle crisi umanitarie, la comunità internazionale è chiamata ad intervenire esplorando fino in fondo la via diplomatica e incoraggiando anche i più flebili segni di democrazia».

«Pace subito» - L'altro momento che verrà ricordato è il grido, scandito da una voce anziana, «Pace subito»: a scandirlo un uomo, mai inquadrato dalle telecamere, che alcuni testimoni descrivono come di circa 60 anni, con una camicia a righe. L'uomo si è avvicinato all'ambone mentre monsignor Pelvi chiedeva ai presenti di scambiarsi il segno di pace, si è impossessato del microfono e ha detto più volte «Pace subito». Subito è stato allontanato.

Lunghi applausi hanno salutato l'ingresso in chiesa delle sei bare, ricoperte dal tricolore, con le foto e le decorazioni delle vittime, e lunghissimo l'applauso all'uscita dalla basilica, al grido, tre volte ripetuto al passaggio di ogni feretro, di «Folgore». In chiesa, tra i militari sull'attenti, qualcuno ha gridato «viva l'Italia». Sentito il messaggio del Papa: «Dio sostenga chi si impegna per la pace» e commoventi i ricordi di ciascuno dei sei militari fatti da monsignor Pelvi, che dava del tu alle vittime, quasi in un dialogo tra chi resta e chi va. L'ultimo saluto è arrivato, dopo i massimo onori militari, dalle Frecce tricolore, che per due volte hanno solcato i cieli sopra San Paolo.

Alla cerimonia hanno presenziato le più alte cariche militari e civili del paese: nelle prime file il capo dello Stato Giorgio Napolitano, che si è inchinato al passaggio di ogni bara, i presidenti di Camera e Senato Gianfranco Fini e Renato Schifani, che ieri a Ciampino avevano accolto le salme al loro arrivo insieme al presidente della Repubblica, il premier Silvio Berlusconi, i ministri Ignazio La Russa, Franco Frattini, Giulio Tremonti, Renato Brunetta, Roberto Calderoli, Andrea Ronchi, Angelino Alfano, Claudio Scajola, Altero Matteoli e Umberto Bossi, che all'ingresso laconicamente ha detto: «Li abbiamo mandati noi e sono tornati morti». Presente anche il sottosegretario alla presidenza, Gianni Letta, e numerosi esponenti di maggioranza e opposizione. Il premier, che ha salutato con affetto i familiari delle vittime, si è anche intrattenuto per qualche momento con i 4 feriti che, a tutti i costi, hanno voluto salutare per l'ultima volta i propri compagni.