11 luglio 2020
Aggiornato 01:00
Il Comune di Roma ha disposto la distribuzione di 2500 bandiere tricolore

Funerali di Stato per i sei parà, giornata di lutto nazionale

Ieri in diecimila alla camera ardente al Celio

ROMA - Oggi è giorno di lutto nazionale, bandiere a mezz'asta, serrande abbassate, luci spente. Il Comune ha disposto la distribuzione di 2500 bandiere tricolore che accompagneranno le bare dal Celio alla Basilica di San Paolo fuori le mura, dove alle 11 saranno celebrati i funerali solenni presieduti dall'ordinario militare, monsignor Vincenzo Pelvi.

Napolitano a Ciampino per l'arrivo delle salme - All'aeroporto di Ciampino, dove ieri mattina alle 9.30 è atterrato il C-130 che ha riportato in patria le salme, il Presidente della Repubblica ha reso omaggio ai feretri dei sei militari: Giorgio Napolitano si è soffermato dinanzi alle sei bare avvolte nel tricolore, poggiando la mano su ogni feretro.
Dopo l'esecuzione dell'inno militare del silenzio, le bare hanno sfilato, portate a spalle dai commilitoni, tra gli applausi dei presenti, familiari dei militari uccisi e autorità politiche e militari.

Una folla per la Camera ardente - Nel pomeriggio poi sono state oltre 10mila le persone che hanno visitato la camera ardente allestita all'ospedale militare del Celio per i sei militari uccisi in Afghanistan. Una folla di persone punteggiata da bandiere tricolori e ombrelli aperti per la pioggia ha atteso di fronte all'ospedale l'apertura della camera ardente dei sei militari uccisi in Afghanistan. Intorno alle 16 hanno iniziato a entrare per salutare i sei parà. Una lunga fila continua fino a tarda sera, fino alla fine, di cittadini venuti per dare un ultimo saluto, molti portano una bandiera tricolore, altri dei fiori. Tutti nella commossa convinzione che il loro gesto sia il minimo da fare per chi è morto così lontano.

L'appello del Papa oggi all'Angelus - Il Papa si è unito con la preghiera alla sofferenza dei familiari e delle comunità civili e militari e, al tempo stesso - ha sottolineato - penso con eguali sentimenti di partecipazione agli altri contingenti internazionali, che anche di recente hanno avuto vittime e che operano per promuovere la pace e lo sviluppo delle istituzioni, così necessarie alla coesistenza umana; a tutti assicuro il mio ricordo davanti al Signore, con un particolare pensiero alle care popolazioni civili, e per tutti invito ad elevare a Dio la nostra preghiera».

Le condoglianze di Karzai -  Anche Karzai ha presentato le sue condoglianze alle famiglie dei sei soldati italiani uccisi nell'attentato suicida giovedì a Kabul. «Ancora una volta, invito tutti i fratelli afgani in collera o quelli in mani avverse a cessare i combattimenti, a mettere fine alla distruzione del loro paese e alle uccisioni di loro compatrioti», ha dichiarato Karzai.

I militari feriti forse presenti ai funerali - Alle esequie solenni forse oggi ci saranno anche i quattro militari rimasti feriti nell'attacco: il primo maresciallo dell'Aeronautica Felice Calandriello, i primi caporalmaggiori della Folgore Rocco Leo, Sergio Agostinelli e Ferdinando Buono.
Sono arrivati all'1.32 di sabato notte all'aeroporto «Leonardo da Vinci» di Fiumicino, con un volo dell'Alitalia da Abu Dhabi-Larnaca. E sono stati trasportati all'ospedale militare del Celio, a Roma. Tutti hanno un disturbo di stress post traumatico ma loro condizioni sono sostanzialmente buone.

Le indagini - Intanto sulla dinamica dell'attentato a Kabul, il generale Vincenzo Camporini, capo di stato maggiore della Difesa, ammette che «c'è stato uno scontro a fuoco» subito dopo l'esplosione dell'autobomba che ha ucciso sei soldati italiani e una decina di civili afgani. Da un'informativa redatta dagli investigatori che indagano sulla strage a Kabul sembra infatti che i quattro militari italiani sopravvissuti all'attentato abbiano risposto al fuoco piombato sulle loro teste subito dopo l'esplosione.

La Russa: «in Afghanistan per combattere il terrorismo» - Ma se gli italiani in Afghanistan subiscono ormai un attacco al giorno dai talebani, come ha rivelato il comandante della Folgore e responsabile del Regional Command West Herat, Rosario Castellano, nonostante il tragico attentato di Kabul «la situazione sul terreno per i militari italiani non cambia», ha precisato il capo di Stato Maggiore della Difesa, Vincenzo Camporini. E anzi servono più ruppe per il controllo del territorio e ce ne saranno, ma «questo non vuol dire che il maggior apporto debba essere italiano», ha sottolineato il ministro della Difesa Ignazio la Russa che pure in un intervista ha voluto sottolineare: «Lo dico con chiarezza, i nostri soldati non sono in Afghanistan solo per aiutare a ricostruire il paese. Sono lì per usare la forza giusta e combattere il terrorismo».

Frattini: «In Afghanistan più condivisione e responsabilità» -  Nella giornata di ieri il ministro degli Esteri Franco Frattini ha chiesto agli alleati della forza internazionale impegnata in Afghanistan una «una maggiore condivisione delle responsabilità».
«Chiediamo agli alleati una maggiore condivisione delle responsabilità e chiediamo di dare più forza e impulso alla ricostruzione civile rispetto alla parte militare», ha detto il ministro in un'intervista al Tg2. «Il momento del dolore è oggi ma in Afghanistan si deve rimanere per il domani», ha aggiunto.

A proposito della conferenza dei ministri degli Esteri del G8 che presiederà il prossimo 23 settembre a New York, Frattini afferma che si tratta di una tappa verso la conferenza di stabilizzazione di Kabul sull'Afghanistan : «Alla conferenza saremo lì come ministri degli Esteri, per dare un segno dell'impegno di tutta la comunità internazionale», ha detto auspicando che in quell'occasione si possa inviare un chiaro messaggio a Kabul: «E' arrivato il momento in cui anche il governo di Kabul deve dare, lottando contro la corruzione, rilanciano l'economia e formando la polizia. Tutto quello che serve affinché le autorità afgane riprendano il controllo del Paese».