30 novembre 2020
Aggiornato 12:00
Sullo sfondo della trasmissione di Bruno Vespa anche la querela di Fini a Feltri

Terremoto «Porta a porta»

E intanto in difesa di Ballarò scende in campo anche il Cardinale Tonini

ROMA - Su una cosa tutti concordano, quella di questa sera sarà una serata di Porta a Porta da non perdere.
A rendere incandescente la puntata ha contribuito un prologo mediatico con code giudiziarie in parte minacciate, in parte già avviate.
Lo sferragliare delle polemiche ha prodotto scintille che non hanno perso di intensità nemmeno con l’approssimarsi dell’appuntamento di Bruno Vespa in veste di anfitrione per una consegna storica: la consegna delle prime case agli sfollati del terremoto in Abruzzo.
Che sia un fatto storico non lo dice Vespa, tanto per giustificare lo scippo al palinsesto di Ballarò, lo grida il ricordo di quanto avvenne in condizioni analoghe in Irpinia o addirittura nel Belice.

LA QUERELA DI FINI - Non è più solo una minaccia, il Presidente della Camera tramite il suo legale, che è Giulia Bongiorno, a sua volta presidente della commissione giustizia della Camera ha querelato Vittorio Feltri per l’editoriale pubblicato ieri dal titolo»Il presidente Fini e la strategia del lento suicidio».

FELTRI REPLICA - Che cosa conteneva la minaccia pronunciata ieri da Feltri a proposito di un dossier già pronto contro il Presidente della Camera? Oggi Feltri lo ha rivelato, perlomeno nel quadro di contorno » Il fascicolo a luci rosse di cui ho scritto ieri sul mio giornale riguarda una vicenda nota, un procedimento giudiziario chiuso nel ‘2000 con sentenza del tribunale di Roma. Non si può parlare di avvertimento mafioso, trattandosi di fatti noti». Poi stizzito Vittorio Feltri ha continuato: » Qui non stiamo parlando di un dossier dei servizi segreti, ma di una vicenda di cui si è occupato anche Marco Travaglio in un suo libro. Tutti possono parlare della D’Addario e io non posso tirar fuori una storia nota. Ma stiamo scherzando?»
Prima di questo sfogo Feltri aveva detto che le querele non è importante farle, ma vincerle e poi aveva proseguito «in questo caso la vedo dura». Infine aveva rimandato al mittente l’accusa di mafiosita: «Piuttosto- aveva detto- sembra più mafioso annunciare una querela invece di farla.
Poche ore dopo l’iniziativa di Gianfranco Fini ha chiuso con una querela perlomeno questa ultima partita.
Resta da chiarire se, come prevedono le querele per la diffamazione a mezzo stampa Fini abbia querelato di riflesso anche l’editore, cioè Paolo Berlusconi fratello del premier.

SCONTRO ALLA CAMERA - Lo scontro fra Fini e il Giornale è arrivato in Aula a Montecitorio. Le opposizioni hanno preso la parola all’inizio della seduta per stigmatizzare l’attacco alla terza carica dello Stato.
Il primo a parlare è stato Antonello Soro del Pd che ha definito «vigliacco l’attacco» a Fini. Rocco Buttiglione ha espresso la solidarietà dell’Udc a Fini «oggetto di un attacco inedito e vittima di un clima di minaccia verso i Parlamentari». Fabio Evangelisti del Idv ha chiesto che Berlusconi venga a riferire in Aula su tutta la vicenda.
Infine anche Fabrizio Cicchitto del Pdl ha espresso la solidarietà a Fini: » Visto che c’è un peggioramento della situazione esprimo la solidarietà a Gianfranco Fini- ha affermato Cicchitto- per le quattro righe di Feltri, ma colgo l’occasione per esprimere anche la solidarietà anche a Berlusconi per l’inqualificabile attacco di Repubblica»
Fini per correttezza istituzionale si è astenuto dall’intervenire: «Non è questa la sede- ha precisato- Non mancherò di farlo nelle sedi politiche e giudiziarie opportune».

POLEMICA FRANCESCHINI-VESPA - Non poteva mancare anche una polemica fra Dario Franceschini e Bruno Vespa.
Il segretario del Pd ha deciso di non partecipare ad una serata «riparatrice» nei suoi confronti, dove pure era stato invitato, dopo avere accusato Vespa di «trasformare il dolore in spettacolo e di avere approntato per questa serata una vetrina per il Premier. E' una operazione grave-ha aggiunto - a cui non mi presterò».

Pronta la replica di Bruno Vespa che chiesto le scuse di Franceschini e ha rivendicato il diritto, in nome della deontologia giornalistica, di ospitare un evento di grande importanza, per il quale la sua trasmissione ha dato un contributo anche concreto.

Ma non è solo il Pd a entrare in rotta di collisione con Vespa. Basta leggere le parole di Antonio Di Pietro: «La Rai promuove l'informazione faziosa di soggetti come Minzolini o Vespa, che stanno al giornalismo come la sedia elettrica alla vita umana».

Vespa ha risposto con un aut aut: «Eviteremo di invitarlo a sedersi sulla «sedia elettrica» della nostra trasmissione. A meno che, naturalmente, non si scusi».

BALLARO' - E anche dall'interno del cda della Rai si levano nuove voci critiche. «L'episodio di Ballarò- dice il consigliere Nino Rizzo Nervo - è grave in sé, e denuncia senza mezzi termini che si vuole non solo compiacere e non disturbare il manovratore ma anche attuare un preciso disegno per anestetizzare le ultime diversità che resistono nel servizio pubblico radiotelevisivo».

Severa poi la condanna del cardinale Ersilio Tonini che critica il rinvio di Ballarò. «Chiunque ami un il giornalismo - dice l'arcivescovo emerito di Ravenna - non può far festa. Non è una conquista, è un segno che i pezzi grossi contano di più. Che senza i grandi protettori, non si fa niente».