23 ottobre 2019
Aggiornato 12:30
Salute. Nuova influenza

Medici: «Il vaccino? Importante ma io non lo farò»

Dottori e infermieri scettici: «Forse non sarà necessario»

ROMA - Se nel Regno Unito e a Hong Kong, due dei Paesi più colpiti al mondo dall'epidemia della nuova influenza, la maggior parte dei medici e degli infermieri sono contrari a vaccinarsi, in Italia non va diversamente. Scettici e poco convinti della gravità reale degli effetti del virus, aspettano di vedere gli sviluppi in Italia del contagio.

«Da molti anni - spiega ad Apcom Carlo Lusenti, segretario dell'Anaao Assomed, l'associazione dei medici dirigenti - i dottori e il personale sanitario vengono vaccinati per primi contro l'influenza stagionale, per due ragioni banali e di buon senso: perché sono molto più esposti al contagio e perché occorre evitare che si ammali molto personale sanitario proprio quando c'è molta pressione sul sistema. Premesso questo, io farò il vaccino per la stagionale ma non penso di fare l'altro, quello per la nuova influenza».

«Non sono convinto - sottolinea Lusenti - che la pressione dell'epidemia sarà così forte. Sono un soggetto perfettamente sano e se mi ammalerò pazienza, vorrà dire che starò a letto una settimana. Il vaccino lo farò invece senz'altro a mio padre, che ha 80 anni. A lui la nuova influenza potrebbe creare dei problemi, perché è già un soggetto a rischio». «E' una sciocchezza», ribatte Armando Masucci, della Uil Medici Fpl. «Rientra nella mentalità medica. Il medico si considera sempre immune. Il vaccino contro la nuova influenza dovrebbe essere obbligatorio per tutti gli operatori sanitari. Adesso non è obbligatorio, ma spesso la direzione ospedaliera lo impone, e fa bene. Bisogna farlo». Lo stesso Masucci però non nasconde di non dare proprio il buon esempio: «Io? Non ho mai fatto un vaccino».

«Tra gli infermieri ci sono varie scuole di pensiero», spiega Laura Rita Santoro, referente del Lazio di Nursing Up, sindacato nazionale professionisti sanitari della funzione infermieristica. «Se uno lavora con gli immunodepressi è meglio che lo faccia, a tutela dei pazienti. Ma da quello che abbiamo visto finora la situazione non è molto preoccupante. Un nostro collega è rientrato qualche giorno fa dalla Spagna con una gran febbre. Non siamo sicuri che fosse nuova influenza, ma lo abbiamo osservato attentamente, eravamo curiosi di capire. Una settimana di febbre alta ed è finita lì».

Anche Santoro non ha ancora deciso se si sottoporrà al vaccino: «Ni. Dipende da dove sarò a lavorare quando arriverà l'epidemia, se a contatto con pazienti particolarmente a rischio. Io sono specializzata in epidemiologia, ho studiato la faccenda con attenzione. Mi pare che ci sia un allarme eccessivo. Ai tempi dell'aviaria nel Lazio furono acquistate grandi quantità di vaccino, che tra l'altro non eravamo in grado di stoccare, per cui fu conservato direttamente presso le case farmaceutiche, alle quali fu pagato l'affitto dei frigoriferi. Alla fine molto rimase inutilizzato e tutto si trasformò in una grande spesa sanitaria inutile. Non vorrei che anche questa volta andasse nello stesso modo».