29 novembre 2021
Aggiornato 09:00
Eruzioni vulcaniche

Etna, Stromboli e Vesuvio vulcani «sotto controllo»

Esperto Ingv: «Vicini a previsione eruzioni con monitoraggio magmi»

ROMA - Etna, Stromboli e Vesuvio non fanno più paura. O almeno, non come prima. In Italia, «siamo vicini alla previsione in tempo reale delle eruzioni vulcaniche». Quelli più attivi e più temuti sul nostro territorio sono «costantemente monitorati» con tecnologie avanzate che consentono di «radiografarli» continuamente e di anticiparne i movimenti. «Abbiamo fatto passi da gigante negli ultimi anni - dice intervistato da Apcom Domenico Patanè, direttore della sezione catanese dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, Ingv - Su Etna, Stromboli e Vesuvio sono state implementate delle tecniche di monitoraggio e di sorveglianza costanti. Solo in Sicilia, sull'Etna, ci sono dal 2004 circa 160 stazioni di rilevamento: quelle sismiche, quelle sulla deformazione del suolo che usano tecnologie Gps, stazioni geochimiche, telecamere sempre accese. Negli ultimi anni tutto questo ha prodotto buoni risultati e qualche successo».

Un esempio su tutti: «L'eruzione sommitale del 13 maggio nel 2008, tuttora in corso, è stata prevista grazie a una serie di parametri precursori che sono stati dati dalle moderne tecnologie. Certo - spiega Patanè - non siamo stati in grado di dire a che ora è avvenuta, ma già alcuni giorni prima avevamo individuato l'area sommitale. E, regolarmente, il fenomeno si è verificato prima con una attività parossistica e poi con l'eruzione». Quel fenomeno è stato previsto «grazie ad alcune verifiche fatte sugli eventi del 4-5 settembre e 23-24 novembre 2007».

Ma cosa consente ora di prevedere meglio qualsiasi eruzione? «E' stato messo in piedi un efficace sistema di allerta che ci consente di avere un miglior controllo della migrazione dei magmi, elemento decisivo per prevenire ogni fenomeno - spiega il direttore Patanè -. E poi, da non trascurare, il fenomeno del tremore vulcanico, un parametro fondamentale con il quale riusciamo a vedere dove si sposta la lava in profondità». Il vulcano, in qualche misura, è sottoposto continuamente ad un ecografia, a un ecodoppler che non può sfuggire agli strumenti a disposizione.

«Il Vesuvio è un vulcano quiescente - sottolinea l'esperto dell'Ingv - ma le risalite di magma si vedrebbero chiaramente grazie alle le reti di monitoraggio, ampiamente in grado di evidenziare fenomeni del genere». L'Ingv dispone attualmente di tre sale di controllo a Roma, Catania e Napoli. «E' difficile dire con quanto tempo di anticipo si potrebbe prevedere una forte eruzione, questo dipende dai quantitativi di magma. Ma tengo a sottolineare - afferma Patanè - che qualsiasi eruzione significativa per forza deve essere preceduta da fenomeni collaterali altrettanto importanti. E se qualcosa succede, i segnali si debbono necessariamente avere».

Sull'Etna, uno dei «migliori laboratori naturali» per lo studio delle eruzioni e dei terremoti, nel 2001 si osservarono delle «fratture intense per cinque giorni consecutivi, prima della grande eruzione», fa notare l'esperto. Oggi, in particolare, l'Etna soffre di una intensa attività sismica sul fianco orientale, tra i paesi di Giarre, Santa Venerina e Catania, dove esiste un «fitto reticolo di faglie che generano spesso dei terremoti». Ma è anche «uno dei vulcani meglio monitorati al mondo, assieme alle Hawaii». L'attenzione resta comunque molto alta, e «stiamo investendo sulle reti di monitoraggio. Solo sull'Etna, ad esempio, negli Anni 90 - ricorda - c'erano una quarantina di punti di rilevamento, oggi sono quasi raddoppiati».

«A Stromboli - prosegue - da circa 5-6 stazioni degli anni 2002-2003, siamo passati ai 50 sensori di oggi. Un numero molto alto se si considera che stiamo parlando di un isolotto. Per la popolazione i livelli di rischio sono bassi e maggiormente legati ai periodi di alto flusso turistico. Diversa è la situazione sul Vesuvio - aggiunge Patanè - dove sono localizzate centinaia di migliaia di persone». Ma il laboratorio e le tecnologie attualmente a disposizione ci fanno essere fiduciosi».

Tuttavia, come sottolinea Patanè, resta ancora molto da fare nel settore degli investimenti in ricerca. «Abbiamo la spada di Damocle del governo sui precari, e purtroppo l'Ingv, come altri enti, ha il 40% del personale precario che viene impiegato in tutte le attività. Rischiamo la paralisi - commenta l'esperto - se il decreto Brunetta dovesse andare in porto e non si dovesse risolvere il problema. Credo che in queste cose non si possa usare la scure, anche se abbiamo avuto assicurazioni dagli stessi ministri Gelmini e dallo stesso Brunetta».

Di vulcani e previsione si parlerà da domani a sabato a Nicolosi, in provincia di Catania, con vulcanologi italiani e stranieri che faranno il punto su Etna, Vesuvio, Stromboli e gran parte di altri vulcani italiani. Nel centro del catanese è in programma una conferenza su «La vulcanologia italiana: stato dell'arte e prospettive future», dedicata al grande Alfred Rittman, che proprio a Catania scrisse una delle pagine più indicative della vulcanologia moderna.