7 dicembre 2019
Aggiornato 08:00
Riforma della scuola

Ghizzoni: «Gelmini conservatrice, riporta l'Italia agli anni venti»

Con decreto ridotte ore scolastiche, a rischio il tempo pieno, insegnamenti più generici

«La scuola primaria, che rappresenta il fiore all'occhiello del nostro sistema educativo viene sacrificata sull'altare dei tagli di Tremonti». Così Manuela Ghizzoni, capogruppo del Pd nella Commissione Cultura della Camera, commenta il contenuto del decreto legge pubblicato oggi in Gazzetta Ufficiale in cui - prosegue la deputata - «è scritto nero su bianco che parti significative di un intervento che dovrebbe essere strutturale e rispondente ad un preciso progetto educativo sono invece la tragica conseguenza dei tagli approvati dalla manovra d'estate e dalla scelta di considerare la scuola come luogo dove fare cassa ».

«Mentre nelle scorse settimane si orientava l'attenzione pubblica su dibattiti un po’ stucchevoli e fuorvianti quali il grembiulino e il voto in condotta - prosegue Ghizzoni - il ministro Gelmini si accingeva a infliggere un duro colpo al nostro sistema educativo. Con l'articolo 4 del decreto legge 137 si riduce a 24 ore settimanale l'orario scolastico della scuola primaria, si mette in discussione il tempo pieno, nonostante sia un ottimo modello educativo che risponde alle esigenze delle famiglie di oggi, e si affida l'insegnamento ad un unico maestro. In questo modo si torna ad un modello didattico già superato con la riforma da tutti condivisa degli anni ottanta. Come si può pensare - si chiede la deputata - che per i ragazzi del XXI secolo si possa adoperare un modello educativo che ricorda quello della riforma Gentile degli anni venti? L'introduzione del maestro unico non risponde sicuramente alla complessità della nostra società dove gli stimoli educativi che arrivano dalle nuove tecnologie, dai nuovi media e dalla globalizzazione hanno modificato il grado di maturità ma anche gli interessi e le esigenze delle nuove generazioni. In questo contesto, appare veramente irragionevole tornare ad un modello di scuola incentrato su maestri che sanno di tutto un po’ e dove si insegna prevalentemente a leggere, scrivere e far di conto dimenticandosi quindi della necessità di offrire competenze più precise, meno generiche e di andare incontro alle esigenze dei singoli alunni.

Il lato conservatore del Ministro - conclude Ghizzoni - sembra non tener conto del mondo che cambia e solo per rispondere a mere esigenze di cassa mette a repentaglio il futuro del Paese».