31 marzo 2020
Aggiornato 07:30
Tutti per Obama in attesa del discorso d'investitura

Convention Democratici: nessuna spaccatura

Alla fine, a sorpresa, è arrivato lui: Barack Obama

Alla fine, a sorpresa, è arrivato lui: Barack Obama. Colui che ora è ufficialmente il candidato del Partito democratico alle elezioni presidenziali americane del prossimo 4 novembre. Il primo aspirante presidente di colore è stato nominato per acclamazione dalla convention di Denver dopo che Hillary Clinton, scesa in platea tra la delegazione dello Stato di New York, ha chiesto di interrompere la votazione Stato per Stato e di procedere per acclamazione.

Così, dopo due giorni dominati dalla famiglia Clinton, ecco che Barack Obama ha riconquistato il centro dell’attenzione, ricomparendo inaspettatamente alle spalle di Joe Biden, proprio al termine del suo intervento. Un piccolo bagno di folla che ha anticipato quello, ben più grande, in programma questa notte all’Invesco Field.

Intanto, la terza giornata. Quella dedicata alla politica estera e alla sicurezza nazionale. L’intervento più atteso quello dell’ex presidente, Bill Clinton. «Il prossimo presidente avrà due compiti fondamentali – dice – ricostruire il sogno americano e restaurare la leadership della nostra nazione nel mondo. Alla luce della mia esperienza dico che Obama è l’uomo giusto per questo compito. Obama ispira la gente, dà speranza, Obama ha tutto quello che un buon presidente americano deve avere».

Bill Clinton si complimenta con la moglie per la sua campagna elettorale e per il magnifico discorso del giorni prima, dà pieno appoggio al collega di partito ormai candidato definitivo alla Casa Bianca, e poi si lancia in un parallelismo inatteso: «Sedici anni fa mi avete dato l’onore di guidare il nostro partito alla vittoria e condurre la nazione in una nuova era di pace e prosperità. Insieme abbiamo battuto i repubblicani in una campagna dura, nella quale venivo attaccato perché troppo giovane e inesperto per essere il comandante supremo delle forze armate. Vi ricorda qualcosa? Nel 1992 non ha funzionato, perché noi eravamo dalla parte giusta della storia. E non funzionerà neppure nel 2008, perché anche Obama è dalla parte giusta della storia».

L’intervento dell’ex presidente si trasforma in una standing ovation quasi ininterrotta. Gli otto minuti previsti per l’intervento, si trasformano in venti minuti di parole e applausi. Poi tocca a Biden, il neocandidato alla vicepresidenza.

Anche lui concentra il suo discorso su Obama, ma il tema della giornata è la politica estera e Joe Biden non si fa scappare l’occasione di attaccare più volte il suo amico di vecchia data, John McCain. «Sono profondamente in disaccordo con quanto vuole John per il nostro paese. Lui pensa che durante gli anni di Bush abbiamo fatto grandi progressi economici, io penso che siano stati pessimi. In Senato John è stato dalla parte di Bush il 95 per cento delle volte. La scelta di questa elezione è chiara. Questi tempi hanno bisogno di qualcosa di più di un buon soldato».

Ancora una volta McCain viene legato alla figura fallimentare di George W. Bush, e ancora una volta il risultato è efficace. «Il sogno americano sta scivolando via – dice – In tutta la mia vita non ho mai visto così tanti americani esseri messi ko senza che nessuno li aiutasse per rialzarsi in piedi. Questa è l’America che Bush ci ha lasciato. Questa è l’America che vuole portare avanti John McCain. Ma loro non sono in grado di tirare su questi uomini. Barack Obama sì. Obama ha combattuto per garantire alle persone dignità e rispetto e continuerà a farlo».

Il finale è tutto per Obama. Joe Biden pronuncia le ultime frasi del suo discorso e quasi sembra invitarlo sul palco «Questo è un momento straordinario – conclude l’aspirante vicepresidente – queste sono delle elezioni straordinarie. Il popolo americano è pronto. Io sono pronto. Barack Obama è pronto. Questo è il suo momento. Questo è il nostro momento. Questo è il momento dell’America».

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