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Come stanno le startup dell'agri-food tech in Italia

Realtà che stanno crescendo, ma in un contesto (quello italiano) altamente frastagliato. Oggi i dati presentati a Seeds&Chips

Come stanno le startup dell'agri-food tech in Italia
Come stanno le startup dell'agri-food tech in Italia (Shutterstock.com)

MILANO - Milano s'è addobbadata a festa, un po' come accade durante le grandi manifestazioni. E Seeds&Chips è una di quelle. Un evento internazionale, dedicato all'innovazione del cibo, dell'ambiente e dell'agricoltura. E un evento che riprende le redini di Expo 2015, che ha riportato in città - e in Italia - l'attenzione per il cibo, la sostenibilità, la tecnologia applicata all'agricoltura. E un po' anche un mestiere che i giovani stanno riscoprendo, allontanandosi dalle città, caotiche e frenetiche, per ritornare in campagna, dove si può coltivare la terra, ma con una nuova metodologia.

E la prova sono le startup. La romana Elaisian che - attraverso gli algortimi - monitora le colture degli ulivi dando agli agricoltori consigli sulla somministrazione dell'acqua o dei fertilizzanti. C'è la torinese ReBox che produce una scatola di cartone innovativa e personalizzata per portarsi a casa gli avanzi dal ristorante. C'è la Spireat di Cremona che si è lanciata nella produzione di particolari alghe di acqua dolce. Un universo interessante è anche quello degli insetti edibili, più complicato, però sul fronte delle normative. In Italia non li vedremo sugli scaffali dei nostri supermercati almeno prima di un anno, ovvero il tempo necessario affinchè l'Unione Europea faccia le procedure e rilasci l'autorizzazione per la loro coltivazione e commercializzazione (ve ne abbiamo parlato meglio qui). E c'è da dire che molte startup sviluppano tecnologie potenzialmente applicabili all'agricoltura senza, tuttavia, saperlo. Come nel caso di imprese che sviluppano e producono droni (molto utili nel segmento dell'agtech, ndr.).

Come accade per gli altri settori, tuttavia, anche in questo caso ci troviamo di fronte a una realtà piuttosto frammentata. Malgrado le nuove tecnologie permettono la riduzione dei costi e l’ottimizzazione nella produzione agricola, meno dell’1% della superficie coltivata complessiva - a oggi - è gestita con questi sistemi. Anche il mercato dello «smart agrifood» segue l’inesorabile gap che contraddistingue il panorama innovativo italiano. Servono infrastrutture, servono competenze. Soprattutto alla luce di uno dei settori chiave per l’economia del nostro Paese, che da solo contribuisce per oltre l’11% del PIL e per il 9% sull’export. Un esempio è determinato dalla vendita online dei nostri eccellenti vini. Benché nel 2017, l’export sia salito a 6 miliardi di euro con una crescita del 7% rispetto all’anno scorso, l’External Data Intelligence Analysis di 3rdPLACE ha evidenziato una chiara mancanza del prodotto «vino italiano» nelle maggiori piattaforme di e-commerce mondiali. Negli Usa, il vino italiano rappresenta solo l’1% dell’offerta complessiva, in Gran Bretagna il 2% e in Germania il 13%. E, ricordiamo, questi sono tra i Paesi che importano più vino dai nostri produttori locali e che potrebbero incrementare i loro affari online, se ne avessero l'opportunità.

Oltre a contribuire all'11% del PIL, i sistemi agricoli sono anche degli ottimi fornitori di dati, materia prima per lo sviluppo delle tecnologie applicate. I soli trattori in Italia generano oltre 1 milione di Gigabyte in un anno, a cui si aggiungono i dati ambientali, di magazzino, degli allevamenti e quelli più generali di carattere aziendale, ma oggi queste informazioni sono scarsamente valorizzate: sono fondamentali la raccolta dei dati, la loro integrazione e valorizzazione all’interno delle aziende agricole e delle filiere. È necessario cioè che le aziende adottino una logica di piattaforma integrata, per far confluire al proprio interno i dati, elaborarli e armonizzarli per supportare decisioni e azioni tempestive.

Proprio in occasione di Seeds&Chips, l'evento dedicato alla food innovation in programma in questi giorni a Milano, la società di consulenza Simbiosity, ha mappato le startup dell'agri-food tech italiane. Secondo quanto rilasciato in anteprima al Sole24Ore, si tratterebbe di una realtà in forte crescita. Sarebbero 1890 imprese su un totale di 18853 censite, estendendo la ricerca non solo alle startup registrate nell'apposito registro, ma a tutte le realtà fino a 20 dipendenti e 10 anni di anzianeità. Calcolatrice alla mano, le startup dell'agri-food tech sarebbero il 10% sul totale. Lombardia (127), Emilia-Romagna (69), Veneto (54) e Lazio (8,1%) valgono quasi il 50% di una torta fatta da imprese la cui attività rientra nell’agritech (agricoltura di precisione, droni), nella trasformazione (produzione, packaging), nella distribuzione (e-commerce, delivery), health (biotech per la salute), «Knowledge&sharing» (food education, learning).