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Fintech, parola d’ordine: fare sistema

Ieri al Fintech District di Milano si è svolto il primo convegno nazionale di AssoFintech: obiettivo analizzare e lavorare sulle sfide del futuro

Fintech, parola d’ordine: fare sistema
Fintech, parola d’ordine: fare sistema (Shutterstock.com)

MILANO - Fare ecosistema. Sembra essere il mantra che si ripetono incessantemente gli operatori del settore Fintech. Niente startup che non funzionano, niente banche che rifiutano l’innovazione o non si siano dimostrate inclini ad accettare il contributo di startup innovative, niente istituzioni che si siano dimostrate cieche di fronte alla trasformazione tecnologica in ambito finanziario. Gli attori (startup, banche, assicurazioni, istituzioni, ndr.) pronte a cambiare ci sono, ma non fanno sistema. E il fare sistema è un po’ il motivo per cui è nato anche il Fintech District, a Milano, un progetto di Sellalab e Copernico, volto proprio a trovare un luogo fisico affinché gli attori potessero ritrovarsi. Ed è l’obiettivo di AssoFintech l’associazione che riunisce e rappresenta persone e aziende che lavorano nei settori Fintech e insurtech in Italia e che ieri si è riunita per il suo primo convegno nazionale.

Fare sistema è anche ciò che emerge da una recente ricerca condotta da Capgemini. Svincolati da sistemi obsoleti e da una cultura old-school, le FinTech hanno utilizzato le nuove tecnologie per rispondere rapidamente alle esigenze dei clienti. Infatti, il World FinTech Report 2018 ha evidenziato che oltre il 90% delle Fintech ritiene che l’agilità e l’offerta di una migliore customer experience siano elementi chiave per ottenere un vantaggio competitivo, mentre oltre il 76% afferma che la propria abilità nello sviluppare nuovi prodotti e servizi e nel migliorare quelli esistenti sia un elemento fondamentale del proprio successo. La sfida è dunque quella di ampliare e creare modelli di business che siano realizzabili dal punto di vista finanziario. Nonostante le Fintech abbiano raggiunto i 110 miliardi di dollari di fatturato dal 2009, lo studio di Capgemini ha sottolineato che molto probabilmente la maggior parte di esse potrebbe non avere successo qualora non riuscisse a costruire un efficiente ecosistema di partnership.

Allo stesso modo, le istituzioni finanziarie tradizionali stanno adottando molte misure in ambito Fintech per migliorare il customer service, conservando però alcuni punti di forza come il risk management, le infrastrutture, la competenza in ambito normativo, la fiducia dei clienti, l’accesso al capitale, e così via. Sia le aziende tradizionali che le FinTech, infatti, possono trarre vantaggio da una relazione collaborativa e simbiotica.

AssoFintech, fondata alla fine del 2017 da un gruppo di professionisti attivi nel settore finanziario e assicurativo, conta già oltre 100 associati tra rappresentanti di startup, di realtà bancarie, assicurative e infrastrutturali e del mondo accademico. L’assemblea è stata l’occasione per fare il punto su come gli attori possono collaborare attivamente insieme e quali siano le sfide che dovranno affrontare nel breve periodo. Il Comitato scientifico di AssoFintech - presieduto dall’avvocato Alessandro M. Lerro (che è anche presidente dell’Associazione italiana piattaforme equity crowdfunding, a sua volta associata ad Assofintech) e composto, tra gli altri, da Sebastiano Barbanti (deputato della precedente legislatura, che ha avuto un ruolo attivo nel promuovere la costituzione del Comitato di coordinamento per il fintech presso il Ministero dell’economia e delle finanze) e il prof. Giancarlo Giudici (Politecnico di Milano) - ha quindi individuato i primi tre temi di ricerca che saranno affrontati da altrettanti tavoli di lavoro. Un tavolo sarà dedicato a blockchain e criptovalute, coordinato da Lerro. Un secondo tavolo sarà dedicato alla digital identity, che sarà coordinato da Nicolò Romani (Sia). Mentre il terzo tavolo si concentrerà su rischi e opportunità della PSD2 e sarà presieduto da Stefano Andreani (Opentech).

La cooperazione tra attori sarebbe auspicabile anche per evitare le big company possano impossessarsi del mercato finanziario come hanno già fatto in altri settori. Amazon ne è l’esempio lampante. Le sue intenzioni di entrare a far parte del Finetch sono ormai note da tempo. Recentemente i media americani hanno parlato addirittura di possibili conti bancari «light» che il colosso sarebbe intenzionato ad offrire alla Gen Z, ovvero a tutti coloro che per età anagrafica o possibilità non dispongono di una carta di credito per fare acquisti online. Amazon Pay consente ai consumatori di pagare per i prodotti su siti di terzi senza ricaricare le informazioni della carta di credito. Più di 33 milioni di persone utilizzano il sistema di pagamento, e Amazon ha prestato oltre 3 miliardi di dollari alle piccole imprese che vendono sulla sua piattaforma dal 2011, secondo un rapporto di ricerca di CB Insights all'inizio di quest'anno. «A fronte dei soli 135 milioni raccolti in progetti Fintech (i dati sono di Banca d’Italia, ndr.) il rischio di non cogliere questo trend è quello di lasciare spazio alle big tech - ha detto Domenico Gammaldi del Dipartimento Mercati e sistemi di pagamento di Banca d’Italia -. Banca d’Italia l’anno scorso ha intanto fatto due passi importanti sul tema Fintech. Da un lato con un regolamento ha riconosciuto per la prima volta l’esistenza del social lending e dall’altro ha aperto il canale Fintech».

La collaborazione è quindi un elemento essenziale per far sì che sia le Fintech che le imprese finanziare tradizionali raggiungano il successo nel lungo termine. Una collaborazione proficua si basa essenzialmente sul trovare il miglior partner e il miglior modello di engagement. Per sviluppare partnership solide, le aziende devono superare le barriere alla collaborazione.