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Per Soros Facebook e Google minacciano la democrazia, ma la loro fine è vicina

Per Soros Facebook e Google hanno i giorni contati: «Sono in arrivo tasse e regole»

Per Soros Facebook e Google minacciano la democrazia, ma la loro fine è vicina
Per Soros Facebook e Google minacciano la democrazia, ma la loro fine è vicina (Shutterstock.com)

DAVOS - Non ha lasciato spazio ai dubbi George Soros, durante il World Economic Forum di Davos. Si è scagliato contro i giganti del web, Facebook e Google in particolare, giudicandoli pericolosi per la democrazia, ma fiducioso che il tempo del controllo della tecnologia nei confronti dell’uomo abbia i giorni contati. In una società guidata e comandata da algoritmi di intelligenza artificiale, il peso che questi due colossi non solo esercitano sull’economia, ma sulla società e i costumi, cresce sempre più esponenzialmente.

Per Soros, investitore, con un patrimonio da 8 miliardi di dollari secondo Forbes, «i gruppi dei social media sfruttano il contesto sociale, tolgono autonomia di pensiero e inducono dipendenza. Influenzano il modo in cui le persone pensano e si comportano, senza che le persone se ne accorgono», una minaccia concreta e reale per la democrazia, soprattutto quando parliamo di integrità delle elezioni. Ma non solo. In ogni caso, secondo Soros, una minaccia che ha il giorni contati: «Sono in arrivo tasse e regole e la commissaria Ue alla Concorrenza Vestager sarà la loro nemesi».

Del resto il vantaggio competitivo che questi colossi del web hanno nei confronti delle altre imprese è ormai noto ed è, in larga misura, determinato dalla grande quantità di dati e tecnologie che sono in loro possesso. E che hanno completamente rivoluzionato il concetto di pubblicità. L’intero settore dell’advertising online secondo i dati Nielsen, ha chiuso il 2016 con un incremento dell’8% dei ricavi a 2,28 miliardi di euro, piazzandosi nettamente al secondo posto come tipologia preferita dagli investitori pubblicitari, con una quota del 27,7%. In realtà l’incremento dell’8% messo a segno dal settore online nasconde soprattutto un aumento di search e social, le aree in cui sono attive Google e Facebook. Negli Stati Uniti, Google e Facebook hanno rappresentato il 99% della crescita dei ricavi della pubblicità negli Stati Uniti, acquisendo un totale del 77% della spesa lorda nel 2016, in crescita rispetto al 72% del 2015.

La grande mole di dati di cui Facebook e Google sono in possesso, tuttavia, non sarebbero utili senza ingenti investimenti in intelligenza artificiale. Solo il colosso Mark Zuckerberg ha recentemente investito altri 10 milioni di dollari per potenziare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale in Francia aumentando da 10 a 40 i dottorati presso il centro di ricerca sul’lA di Facebook a Parigi. Quell’intelligenza artificiale che poi governa Facebook. E governa noi, alla fine. Le nostre PMI, del resto, sono ormai schiave dei continui cambiamenti all’algoritmo del social network, evoluzioni che rappresentano un vero salasso quanto a sponsorizzazioni sulla piattaforma.

La preoccupazione di Soros, però, non è solo legata alle imprese, ma a un più ampio contesto sociale, laddove i social network inducono «le persone ad abbandonare la loro autonomia. E le persone senza libertà di pensiero possono essere manipolate con facilità. È un pericolo attuale e ha già svolto un ruolo importante nelle elezioni presidenziali americane».

Per certi aspetti inquietante è il controllo di Google. Se Google è uno strumento per conoscere il mondo, Google è soprattutto uno strumento per conoscere l’uomo. In un giorno produciamo in media 2,5 trilioni di byte di dati. E ogni byte è un’informazione. Più informazioni associate possono originare impressionanti risultati. Alcuni di questi risultati sono stati davvero strabilianti: ad esempio che le barzellette razziste salgono del 30% durante l’anniversario di Martin Luther King, oppure che, durante le elezioni americane, le regioni che sostenevano maggiormente Donald Trump poi effettuavano un numero maggiore di ricerche con la parola ‘nigger’. L’intelligenza artificiale può dirci chi siamo in base a cosa acquistiamo su Amazon, i post su Facebook a cui mettiamo un like o in base a quanto tempo trascorriamo su una pagina web piuttosto che un’altra. La nostra era è controllata dalla rete, tanto che addirittura Samsung e Huffington si sono messi insieme per combatterla. Come? Attraverso un’app, che misura quanto tempo buttiamo in rete.