7 dicembre 2019
Aggiornato 14:00
fintech

Come la blockchain cambierà la sicurezza del voto digitale

L’utilizzo della blockchain varia in base alla fase del voto in cui si inserisce. Un livello semplice in cui la blockchain può essere utilizzata per il conteggio dei voti

Come la blockchain cambierà la sicurezza del voto digitale
Come la blockchain cambierà la sicurezza del voto digitale Shutterstock

ROMA – Il futuro del voto elettronico e di quello online è tutto ancora da scrivere. Il recente referendum in Lombardia e i problemi che negli scorsi mesi hanno interessato la piattaforma Rousseau del Movimento 5 Stelle hanno riacceso – nella comunità degli esperti – i riflettori sui potenziali problemi di sicurezza correlati alle forme di identificazione digitali e al corretto svolgimento delle procedure.

Per rispondere a queste esigenze molti esperti portano in primo piano le potenzialità della blockchain, una delle innovazioni per le quali si prevede una crescita esponenziale nei prossimi anni. Ma che cos’è? Secondo le definizioni più diffuse si tratta di un database strutturato in blocchi (block) o nodi di rete che sono tra loro collegati (chain) in modo che ogni transazione avviata sulla Rete debba essere validata dalla Rete stessa. In sintesi la blockchain è rappresentata da una catena di blocchi che contengono e gestiscono più transazioni. Nota al grande pubblico per essere alla base del sistema della criptovaluta Bitcoin, potrà, secondo gli addetti ai lavori, essere utilizzata in numerosi settori: dagli scambi commerciali alla contrattualistica privata, passando per le operazioni bancarie e finanziarie e, appunto, anche per l’espletamento delle votazioni.

«Le votazioni sarebbero dovute essere il primo sistema ad essere digitalizzato; e invece è l’unico che è ancora rimasto fuori. È assurdo che un sistema così delicato si basi ancora su infiniti fattori umani per cui basta un punto debole nella filiera per manipolare il voto - dice a Gian Luca Comandini co-fondatore di Assob.it ed esperto di blockchain, aggiungendo che - la decentralizzazione, attuabile con un sistema elettronico dotato di intelligenza artificiale, risolverebbe questi problemi».

Questo tipo di votazione, rileva l’esperto, «è sicuro perché una volta che il voto viene inserito, nessuno può modificarlo e tutte le persone pubblicamente possono vedere in tempo reale la situazione dei voti. Il vero valore aggiunto’, spiega ancora, ‘è che si decentralizza totalmente quella che ad oggi è un’operazione totalmente centralizzata».

Al momento attuale usando questa tecnologia, il monitoraggio dei voti sarebbe solo nelle mani di esperti informatici in grado di comprendere il ‘linguaggio’ della blockchain, ma nel prossimo futuro l’operazione potrebbe essere semplificata attraverso delle piattaforme di intermediazione che rendano le informazioni leggibili e utilizzabili da una platea più ampia.

Dal punto di vista tecnico per utilizzare la blockchain i governi sono chiamati a registrare e rendere uniche le identità di ogni singolo elettore, per avere la certezza che ogni persona possa votare una sola volta». Si tratterebbe di creare database governativi che in molti casi sono già avviati. Si pensi ad esempio alle informazioni registrate per l’utilizzo della firma digitale. Con questa identità univoca, chiunque potrebbe poi inserire il proprio voto da un device elettronico.

Un altro aspetto importante, evidenzia Comandini, sarà rappresentato poi dagli smart contract (protocolli per computer che facilitano, verificano, o fanno rispettare, la negoziazione o l’esecuzione di un contratto, o che evitano il bisogno di una clausola contrattuale, ndr). Con i contratti del futuro, possibili solo grazie alla tecnologia blockchain, le promesse elettorali potrebbero divenire legate in modo diretto al voto. In particolare, in tempo reale e automatico, la vittoria di un candidato potrebbe attivare una serie di processi legati alla concretizzazione di determinate scelte politiche, come ad esempio l’abrogazione di una legge o l’attivazione di finanziamenti (facendo salvi i necessari passaggi istituzionali previsti dalla legge vigente).

Del fatto che la blockchain possa avere un ruolo nei sistemi elettorali ne è certo anche Marco Amadori, ceo di inbitcoin.it, tecnologo e ricercatore presso BlockchainLabit. Questo tipo di tecnologia, spiega «è utile laddove ci sono problemi di fiducia e il tema elettorale ne ha diversi». Tuttavia, rimarca l’esperto, affermare di essere pronti o meno a questi cambiamenti non è così semplice. In generale, dice, «ci sono degli esperimenti in corso sulla blockchain in ambito elettorale, ma servono ancora più tempo e ingegneria per avere una soluzione pronta all’uso. Sul fronte scientifico, invece, le cose vanno avanti in modo più spedito e in alcuni ambiti le cose già funzionano».

L’utilizzo della blockchain varia in base alla fase del voto in cui si inserisce. Un livello semplice in cui la blockchain può essere utilizzata per il conteggio dei voti. Un livello intermedio, in cui l’elettore si interfaccia direttamente con la crittografia. Infine, un livello avanzato in cui con la blockchain si mette in discussione il nostro sistema democratico, non tanto sui principi ma sul funzionamento. Quest’ultimo rappresenta una visione ancora lontana dalla realtà, ma sulla quale l’esperto richiama l’attenzione. Con la blockchain la democrazia rappresentativa assumerebbe un aspetto più «fluido». Una relazione tra elettore ed eletto, in cui il mandato viene rinegoziato costantemente in base alle preferenze e ai comportamenti dei gestori della cosa pubblica. Il voto potrebbe essere composto da una serie di pacchetti che ciascun cittadino assegna al proprio politico di preferenza affinché questo possa portare avanti la propria attività. In pratica, l’azione politica sarebbe legata a un mandato potenzialmente modificabile ogni giorno. Una specie di democrazia diretta, all’ennesima potenza. «Si tratta di una delle tante possibilità offerte dalla blockchain, e non necessariamente una delle più desiderabili», precisa Amadori.

In ogni caso continua l’esperto c’è bisogno di un elettore più consapevole. Siamo agli albori di questa tecnologia. Ripeto, ci vuole ancora un po’ di tempo e ingegneria, ma le possibilità sono molto buone, soprattutto dal punto di vista del conteggio dei voti, in cui la blockchain può diventare una sorgente (depositata) di verità terza non influenzabile.

Tra gli esperti che stanno lavorando perché i vantaggi della blockchain possano essere utilizzati quanto prima anche durante le votazioni c’è Claudio Perlini, co-fondatore di Boulé, sistema di voto basato sulla tecnologia blockchain. «Per avere un sistema di voto digitale - rimarca - serve garantire l’anonimato, la trasparenza, l’affidabilità e soprattutto la sicurezza. La tecnologia blockchain, ad oggi, non è ancora in grado di garantire uno standard nell’identificazione digitale, ma molti team sono al lavoro per sviluppare un’identità digitale sovranazionale, tra cui Civic, uPort e Sovreign. Due settimane fa evidenzia ancora è stato istituito un gruppo di lavoro mensile presso il Parlamento europeo presieduto dall’europarlamentare greca Eva Kaili e promosso dall’associazione Global Blockchain Business Council (Gbbc, ndr)».

Il Gbcc è stato creato formalmente durante il World Economic Forum di Davos del 2017. L’organizzazione ha l’obiettivo di sviluppare l’adozione della blockchain attraverso il coinvolgimento e la formazione di uomini d’affari, legislatori e decision maker. Negli Stati Uniti il Gbbc, «in collaborazione con New America Foundation, sta promuovendo il voto e un database di identificazione federale su blockchain», sottolinea Perlini.