20 ottobre 2019
Aggiornato 02:00
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FashionTech, robotica e sensori nei tessuti: «Così i miei abiti esprimono emozioni»

Anouk Wipprecht inaugura la Fashion Week di Milano. I suoi abiti sono un connubio di robotica, elettronica e design che li rende vivi. Come se parlassero, al posto delle persone

MILANO - «Ho studiato da stilista, ma ho sempre voluto andare oltre l’aspetto estetico, approfondire l’elemento emotivo e psicologico delle persone. Mi piace considerare gli abiti che indossiamo come un’opinione». Un po’ come se fossero ‘vivi’, aggiungiamo noi. Lei è Anouk Wipprecht e inaugurerà la Fashion Week che si terrà in questi giorni a Milano. Come rendere vivo un abito? La risposta è quantomai semplice: con la tecnologia.

Un nuovo modo di comunicare
Anouk Wipprecht è ingegnere, designer e artista olandese ed è fra i maggiori esperti mondiali di Fashion Tech. Semplice, ma allo stesso tempo sofisticata, Anouk progetta indumenti micro-comandati servendosi di interaction design, machine learning e robotica e li realizza con le più avanzate tecniche di stampa 3D. Una vera e propria forma di comunicazione. «Ho realizzato un abito fumante - racconta Anouk -. Inizia a fumare non appena ti avvicini. Parliamo del concetto di spazio individuale. Non sempre diciamo a qualcuno che ci sta troppo vicino. Per lo stesso motivo ho creato un abito che ti aggredisce se ti avvicini troppo». Lo «SpiderDress» è un perfetto esempio della sua estetica, in cui sensori e braccia mobili creano confini di spazio personale più definiti, ricorrendo a uno stile aggressivo. Lo stesso vale per lo «SpeakerDress» che trasforma il corpo in un autentico sistema hi-fi mobile. l progetto è composto dalle casse Alienology e dall’adattatore audio di Anouk; con una serie di sensori davanti al vestito che consentono di modificare i suoni tramite un cenno della mano.

Relazione e interazione
Nelle creazioni di Anouk Wipprecht le wearables technologies smettono di essere dei semplici rilevatori di dati (temperatura del corpo, pressione sanguigna), per diventare protagonisti di una relazione attiva fra corpo, indumento e tecnologie. Nella visione della designer abito e tecnologia diventano connubio indispensabile per creare una nuova interazione tra la persona che le indossa e chi le sta intorno. Come se l'abito, per certi aspetti fosse capace di comunicare ciò che non osiamo dire. In un certo senso, l'abito di Anouk Wipprecht diventa coscienza, esprimendo l'inconscio.

Anouk Wipprecht
Anouk Wipprecht (Facebook)

Una trasformazione culturale
Il rapporto tra il corpo e la tecnologia è più stretto che mai da quando designer, artisti, scienziati e ingegneri hanno iniziato a combinare le loro pratiche all'inizio di questo secolo. I sistemi elettronici possono ora essere stratificati senza soluzione di continuità su un materiale o un substrato come la plastica o il poliestere. I processori e i sensori incorporati per la trasmissione e la ricezione delle informazioni creano una visione di trasformazione culturale emozionante e inquietante.

Il machine learning
Grande importanza assume anche il machine learning. I sensori che compongono gli abiti, infatti, lavorano sulla base di precisi algoritmi di apprendimento automatico, capaci di riconoscere e imparare gli stati d’animo delle persone. «Nello ‘SpiderDress’, ad esempio - spiega la designer - i sensori di prossimità sono programmati con 12 stati di comportamento».A seconda di quanto l’altra persona sia vicina all’abito (e quindi chi lo indossa), le braccia robotica reagiscono più o meno velocemente. «Per è una dichiarazione su come percepiamo e progettiamo i nostri confini - spiega ancora Anouk -. Ho usato comportamento e calcolo di sistema per creare un abito che protegga chi lo indossa».