5 agosto 2021
Aggiornato 07:00
seeds&chips

Cosa ho capito oggi di Barack Obama, il presidente dei giovani

«Se guardiamo al futuro non c’è niente che non possiamo fare. Non c’è un Paese che sia destinato alla povertà, alla malnutrizione e tutti possiamo fare qualcosa. Non si deve mai dire che è troppo tardi»

MILANO - La politica ha un ruolo fondamentale nei processi di rivoluzione. La politica è fatta di persone. Ma solo le persone giuste possono cambiare le cose. E in un giornale come questo dove parlo di cambiamento, dove il cambiamento oggi è innanzitutto culturale, non posso non parlare di lui. Barack Obama, un uomo che ha fatto la storia del nostro pianeta, partendo proprio dal cambiamento. Perché lui stesso impersonifica una grande rivoluzione: il primo presidente afroamericano degli Stati Uniti d’America. E se questo non è cambiamento allora il cambiamento non esiste.

E vederlo salire sul palco di Seeds&Chips, l'evento a Milano dedicato alla Food Innovation, è stata un emozione. Di quelle che ti ricordi per il resto dei tuoi giorni. E chi fa il giornalista come me lo sa bene: in un modo o nell’altro, in quel momento, prendi parte alla storia. Un video che lo ritrae nei suoi passi, l’atmosfera, la musica ad alto volume e poi la sua figura snella che appare sul palco con una semplicità disarmante. «Ho dimenticato la cravatta a casa», scherza, per poi invitare tutti a sedersi perchè la platea non contiene l’emozione, si è alzata in una standing ovation senza fine, un’esplosione di smartphone che si alzano verso il cielo, a confermare la nostra presenza. Perchè sì, abbiamo bisogno di esserci.

Sì, è stata emozione. E non solo per i temi trattati. Perché non è facile parlare di povertà, malnutrizione, cambiamenti climatici senza essere banali. E credo non lo sia neppure per un ex presidente degli Stati Uniti d'America. «Se guardiamo al futuro non c’è niente che non possiamo fare. Non c’è un Paese che sia destinato alla povertà, alla malnutrizione e tutti possiamo fare qualcosa. Non si deve mai dire che è troppo tardi. Dobbiamo essere coraggiosi. Perchè di passi in avanti ne abbiamo fatti. Pensate ai progressi su malattie come l’AIDS. Cosa farò nei prossimi anni? Beh… mi impegnerò affinché i giovani, tutti voi giovani che siete innovatori e creatori, abbiate la possibilità di dare il vostro contributo al cambiamento del mondo».

E’ lui, il presidente dei Millennials. Che anima una folla di giovani come non si vedeva da decenni nel mondo della politica. Perchè Barack, prima di essere un presidente è un uomo. «Non tratteniamoci troppo, stasera devo cenare con la mia famiglia». Già, perchè il lavoro non è tutto. Perchè come dice lui una società sostenibile e democratica non può e non deve essere fatta di pochi professionisti che lavorano come ossessi per tutta la giornata. Ma di tanti lavoratori che lavorano il giusto, che abbiano le stesse possibilità di realizzarsi e di contribuire al cambiamento. E dobbiamo stare attenti, qui, proprio al ruolo della tecnologia. Dobbiamo fare in modo che la tecnologia non aumenti ancora di più il divario tra i popoli. Perchè se non siamo preparati alla rivoluzione tecnologica potrebbe succedere. «Voi, innovatori, diteci come dobbiamo fare per prepararci a questo grande cambiamento. E per renderlo fruibile a tutti».

Cosa ho capito oggi? Che per cambiare le persone, il loro approccio alla vita e stimolare il cambiamento, c’è un solo modo: parlare ai loro cuori. In modo vero, democratico, libero. E chiudo con la stessa frase di Barack Obama che rimarrà fissa nella mia mente: «La storia non si muove mai in linea retta. Ma alla fine si muoverà verso la giustizia». E la platea esplode ancora. E ancora.