l'esperienza di chiara

Perchè fare una campagna di equity crowdfunding è vantaggioso

Ancora tante persone sono scettiche nei confronti dell'equity crowdfunding. Chiara Rota di My Cooking Box ci spiega quali sono stati i vantaggi che, invece, lei, il suo team e la sua startup hanno ottenuto

Chiara Rota
Chiara Rota ()

MILANO - Una campagna di equity crowdfunding non è semplicemente un modo per fare fund raising e ottenere finanziamenti. C’è un mondo che si muove e che ruota intorno a questo modello che, in Italia, ancora troppe poche persone conoscono. O meglio, di cui si fidano. Eppure le nuove misure imposte dal governo per l’anno in corso dovrebbero facilitare l’accesso a questo nuovo modello di finanziamento, esteso peraltro anche a tutte le PMI italiane, oltre alle startup innovative. Di fatto, una campagna di equity crowdfunding non dovrebbe essere, infatti, considerata da un’impresa come l’ultima spiaggia da tentare quando tutte le altre porte sono state chiuse e lasciate alle spalle. Ma un nuovo vero modello di fund raising che può dare, spesso, risultati ben superiori alle aspettative. Come ci racconta Chiara Rota di My Cooking Box, startup che ha da poco chiuso la propria campagna di equity su CrowdFundMe con 200mila euro di investimenti.

Perché scegliere l’equity crowdfunding
«Eravamo in una fase in cui avevamo bisogno di investimenti - ci racconta Chiara -. Abbiamo scelto l’equity crowdfunding soprattutto perché si è presentata l’opportunità giusta. CrowdFundMe ci ha selezionati, lo staff credeva molto nelle potenzialità del nostro progetto e così abbiamo deciso di provarci». Ed è andata bene, tanto che sul portale guidato da Tommaso Baldissera, My Cooking Box è andato addirittura in overfunding (con +400%). Un’idea semplice quanto intuitiva, che parte da una considerazione sul processo di acquisto: il consumatore ha l’abitudine ad acquistare per prodotto e, spesso e volentieri, si ritrova con la dispensa piena ma senza quell’ultimo ingrediente necessario per realizzare il piatto preferito. Quindi, perché non cambiare questo processo e indurre il consumatore ad acquistare per ricetta? E da qui l’idea di creare una box, a tutti gli effetti Made in Italy, pensata per valorizzare la ricchezza culinaria del nostro Paese, fatta di materie prime uniche al mondo, tradizioni popolari e sapori artigianali.

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Le partnership
Insomma, un progetto che ha scatenato l’interesse degli investitori, ben 85, ci racconta Chiara. «Avere tanti piccoli investitori nella società può sembrare difficile da gestire a livello burocratico, ma di fatto non lo è. I founder della startup possono infatti diversificare la quote e concedere o meno il diritto di voto agli investitori, in questo modo semplificandone decisamente la gestione. In più ciascun investitore ha attorno a sè una cerchia di contatti che possono poi ritornare molto utili. E di fatto ci sono serviti per ampliare notevolmente il nostro mercato. E questo perché si sono sentiti parte attiva del progetto e hanno voluto contribuire». Fare equity crowdfunding, quindi, è un po’ come fare networking. Ma non solo.

La visibilità
«In termini di comunicazione e marketing durante la campagna di equity abbiamo stretto moltissime collaborazioni anche con realtà molto importanti e vicine al nostro progetto - continua Chiara -. L’aver superato il goal, inoltre, ci ha dato moltissima visibilità e ha fatto sì, tra le altre cose, che in società entrasse una vera e propria agenzia di comunicazione. Cosa molto importante per le startup». Oltre al finanziamento Chiara e il suo team hanno goduto quindi di tutta una serie di opportunità e possibilità che, altrimenti, non si sarebbero venute a creare. Dalle partnership alla visibilità sui media. Che poi si traducono in altre partnership e in altra visibilità. Insomma, un circolo virtuoso.

Manca l’informazione adeguata
Ma perché ci sono ancora dei dubbi in Italia? «Anche io ero scettica prima di iniziare la campagna di equity - ci dice Chiara -. Oggi ci sono moltissime persone che mi scrivono per avere informazioni. Credo che ci sia un gap informativo sull’argomento soprattutto in termini di governance, di diritti e doveri degli investitori che entrano a far parte della società. C’è la paura di non essere tutelati e di non sapere di fatto chi entra ne progetto. Ma io non posso che affermare la positività e il notevole guadagno che possono derivare da una campagna di equity».