19 ottobre 2019
Aggiornato 23:30
Politica

Trump blocca i rifugiati, Zuckerberg: «Senza gli immigrati non ci sarebbe l'America»

Marck Zuckerber si scalglia contro il presidente Donald Trump e lo fa proprio dal suo profilo Facebook con un post dove ricorda che anche la moglie Priscilla era figlia di rifugiati. Le misure restrittive contro i rifugiati e i cittadini di Siria, Libia, Iran, Iraq, Somalia, Sudan, Yemen ha sollevato una bufera.

Trump blocca i rifugiati, Zuckerberg: «Senza gli immigrati non ci sarebbe l'America»
Trump blocca i rifugiati, Zuckerberg: «Senza gli immigrati non ci sarebbe l'America» Shutterstock

NEW YORK - Qualcuno l’ha delfino l’anti-Trump. Vuoi per il poter che - a conti fatti - può esercitare attraverso il social network Facebook, vuoi per le sue ideologie di apertura, condivisione e fratellanza. Vuoi perché la recente idea manifestata proprio attraverso un post su Facebook di visitare ogni Stato degli Stati Uniti in cui non è mai stato e incontrarne i residenti, ha lasciato un po’ interdetti. Le sue ideologie non si sono tuttavia fatte attendere, anche se le azioni politiche di Donald Trump, gli hanno dato una mano.

Donald Trump: stop ai rifugiati
Il giro di vite imposto dal neo presidente degli Stati Uniti d’America sugli ingressi nei confronti di tutti i rifugiati (per 4 mesi) e per i cittadini di Siria, Libia, Iran, Iraq, Somalia, Sudan, Yemen per almeno 3 mesi ha scatenato la bufera. Proteste, ricorsi legali e caos negli aeroporti. Intellettuali, scienziati e cittadini bloccati anche se già saliti sui veivoli come è successo per alcuni passeggeri diretti a New York. L’ordine esecutivo di Donald Trump ha messo con le spalle al muro tutti, in particolare anche i dipendenti delle Big Company d’America. Nella lotta contro il terrorismo, infatti, Trump ha disposto inoltre la sospensione del rinnovo automatico dei visti per lavoro, ovvero il programma Visa Interview Waiver, che consentiva ai cittadini stranieri aventi diritto di ottenere il rinnovo del visto senza affrontare il colloquio personale con le autorità diplomatiche Usa.

L’appello di Mark Zuckerberg
Gli appelli sono arrivati da tutte le parti, in particolar modo da Mark Zuckerberg che attraverso il suo profilo Facebook si è fatto portavoce di tutti quegli immigrati che hanno permesso all’America di progredire anche grazie alle loro capacità. La preoccupazione di Marck per le misure prese da Trump è tanta. E non dimentica di ricordare che la moglie Priscilla faceva parte di una famiglia di rifugiati provenienti da Cina e Vietnam.

«I miei nonni arrivarono da Germania, Austria e Polonia. I genitori di Priscilla (la moglie) erano rifugiati provenienti da Cina e Vietnam. Gli Usa sono una nazione di immigrati e dovremmo esserne orgogliosi»

«Come molti di voi, sono preoccupato dall'impatto dei recenti ordini esecutivi firmati dal presidente Trump. Gli Stati Uniti dovrebbero mantenere le porte aperte ai rifugiati e a quelli che necessitano aiuto. Questo è quello che siamo. Se avessimo voltato loro le spalle decenni fa, la famiglia di Priscilla non sarebbe oggi qui.»

«Anche io sono contento che il presidente ritenga che il nostro paese dovrebbe continuare a beneficiare dei talenti che arrivano nel Paese. Un paio di anni fa, ho tenuto un corso presso una scuola media locale dove alcuni dei miei migliori studenti erano immigrati. Loro sono il nostro futuro. Siamo una nazione di immigrati ed è un vantaggio per tutti se i migliori talenti provenienti da tutto il mondo possono vivere, lavorare qui. Spero che troveremo il coraggio e la compassione per avvicinare le persone e rendere questo mondo un posto migliore per tutti».

L’appello per Google
Le misure disposte da Trump hanno fatto tremare anche Google. Sono molti, per la precisione 187, i dipendenti di Google colpiti dalla misura restrittiva. Secondo The Guardian il colosso di Mountain View non avrebbe richiamato all’appello nessun dipendente «a rischio» anche se giornali come Bloomberg News affermano che lo stesso Sundar Pichai, ad di Google avrebbe immediatamente inviato un appello ai suoi dipendenti chiedendo loro di rientrare al più presto: « doloroso vedere il costo personale di questo ordine esecutivo sui nostri colleghi. Abbiamo sempre reso pubblica la nostra visione in materia di immigrazione e continueremo a farlo».