22 febbraio 2020
Aggiornato 18:00
trasformazione digitale

Servono competenze per una nuova digitalizzazione italiana

Fondamentale il ruolo della Pubblica Amministrazione. Servono, tuttavia, dei profili competenti in grado di trasformare il lavoro delle istituzioni

Servono competenze per una niuova digitalizzazione italiana
Servono competenze per una niuova digitalizzazione italiana Shutterstock

ROMA – Digitalizzazione delle banche dati, passaggio a documenti e flussi informatici, gestione della sicurezza e della privacy, formazione del personale e dei cittadini: queste le azioni chiave per la modernizzazione della Pubblica amministrazione previste dall’Agenda digitale. Ma quali sono le professionalità idonee a condurre questa trasformazione e che ruolo devono avere all’interno delle amministrazioni? E’ stato questo uno dei quesiti al centro dell’incontro organizzato a Roma da Anorc Professioni presso la sede Enea di via Giulio Romano, dal titolo ‘Le sfide della Pa digitale alla luce della riforma del Cad: governance e competenze’, che ha coinvolto esperti, professionisti del settore e le principali pubbliche amministrazioni centrali.

Il vuoto normativo
«Si parla da oltre 20 anni di digitalizzazione del Paese- ha detto Andrea Lisi, presidente di Anorc Professioni - pero’ si rimane bloccati all’applicazione della norma, che continua a trasformarsi senza mai sedimentarsi.
Questo diventa un alibi per le pubbliche amministrazioni che non stanno digitalizzando davvero. Da questo gruppo di lavoro emerge che c’è voglia di fare, ma per poter concretizzare questo entusiasmo occorrono dei team multidisciplinari e bisogna costruire competenze. L’obiettivo è cercare di capire come abbandonare la carta, e i metodi basati sulla carta, con l’aiuto di archivisti, manager, esperti e amministratori».

La digitalizzazione dei cittadini
C’è poi la questione dei cittadini che, come ha dichiarato ancora Andrea Lisi, «devono essere alfabetizzati. L’ultima modifica prevede domicilio digitale, identità digitale per tutti e Speed, il sistema pubblico di identità. E’ un insieme di nuovi diritti che i cittadini non conoscono. Il nostro governo deve rendersi conto che per poter favorire la conoscenza digitale deve realizzare una strategia di comunicazione che vada in profondità, tenendo presente le caratteristiche del nostro territorio, dove ci sono zone senza collegamento internet. C’è l’illusione che questa digita lizzazione non costi, ma stiamo parlando di un’operazione che non è a costo zero».

L’attività di formazione
In uno scenario come questo emerge quanto la comunicazione e la formazione giochino un ruolo fondamentale nella trasformazione digitale del Paese. Anorc Professioni è già attiva in questo senso in quanto sviluppa percorsi formativi dedicati a professionalità specifiche di altro profilo. «Un basso profilo non aiuterebbe questi professionisti a lavorare correttamente per lo sviluppo dell’amministrazione digitale - ha spiegato Donato Antonio Limone, direttore del dipartimento di Scienze giuridiche ed economiche di Unitelme Sapienza -. Con Anorc Professioni e Università telematica de La Sapienza abbiamo deciso di varare un master, che partirà l’1 novembre prossimo, per formare esperti nella gestione della documentazione digitale, nella conservazione e nel trattamento dei dati».

Professionisti per una PA competente
Un master di questo tipo forma i professionisti sotto il profilo giuridico, organizzativo, amministrativo e tecnico. Solo una formazione completa aiuta poi a essere capaci di incidere in una amministrazione moderna. «Serve la consapevolezza dell’importanza del digitale nell’ambito dell’innovazione delle procedure - ha dichiarato Mara Mucci, membro dell’Intergruppo parlamentare sull’Innovazione, dopo essere intervenuta sul tema della definizione delle professionalità nel nuovo Sistema di dirigenza della Repubblica -. Un processo che giova alla società civile e che deve essere efficiente. Quello che l’utente finale dovrà percepire sarà in termini di servizi: la Pa si apre ai cittadini».