18 gennaio 2020
Aggiornato 07:30
innovazione sociale

FabriQ, l'incubatore sociale di Milano dove vincono le idee

Networking, consulenza, ma anche sostegno ai progetti a forte impatto sociale che possano restituire beni o servizi anche alla comunità. Ecco cosa c'è all'interno del FabriQ di Milano

MILANO - Oltre 600 metri quadri di spazio per 25 postazioni tra coworking space e uffici, sala relax e riunioni per un concentrato di networking e contaminazione digitale. E’ questo il FabriQ, l’incubatore di innovazione sociale del Comune di Milano dedicato al supporto e alla crescita di tutte quelle startup che, a prescindere dal settore, abbiano una connotazione tale da porsi come obiettivo anche quello di restituire qualcosa alla comunità.

Supportate 35 startup
«Di startup ne abbiamo viste parecchie da quando abbiamo inaugurato nel gennaio 2014 - ci racconta Antonio Dell'Atti, responsabile del FabriQ -. Tra chi ha sviluppato soluzioni sportive, di assistenza per anziani e bambini, dalla sharing economy ai progetti smart city. Abbiamo supportato fino ad ora 35 startup e siamo pronti a lanciare nuove call».

Le attività del FabriQ
Di fatto, il FabriQ ha due anime. Da una parte tutta l’attività di incubazione dei progetti innovativi che va dalle attività di mentoring, alla consulenza, alla possibilità di essere messi in contatto facilmente con le importanti realtà locali e il Comune di Milano e dall’altra tutto l’aspetto più ampio della progettazione. «Sicuramente il nostro obiettivo è far crescere le startup in modo tale che siano autosufficienti e pronte ad andare sul mercato - continua Antonio -. Dall’altra ci occupiamo anche di sostenere dei progetti territoriali a impatto sociale attraverso la collaborazione di alcuni nostri partners. Abbiamo sviluppato diversi progetti nelle scuole per la formazione digitale e la cultura d’impresa. Dall’altra ci siamo occupati di mobilità sostenibile consolidando un progetto di supporto al Comune di Milano attraverso cui le persone diversamente abili possono spostarsi in città grazie al car sharing». Insomma, non solo networking e consulenza, ma anche sostegno concreto in tutti quei progetti che dimostrano di avere una forte rilevanza sociale.

(Credits photo courtesy of FabriQ)

Perché scegliere un incubatore
Ma perché una startup dovrebbe preferire un percorso di incubazione rispetto a una crescita autonoma? «Sicuramente per le possibilità che gli vengono offerte - spiega Antonio -. Solitamente chi arriva da noi non ha molta dimestichezza nella cultura d’impresa. Ha idee geniali, ma poi non sa come metterle in pratica. Ecco, noi serviamo a questo. In tre parole possono dire che una startup deve preferire un percorso di incubazione/accelerazione per il networking, la possibilità di crearsi un ecosistema e per le consulenze dirette che vengono erogate da persone esperte del settore».

Il trend più accreditati
Ora il FabriQ ha appena lanciato una call per startup selezionando progetti che siano volti al miglioramento dello stesso incubatore, dalle sue attività ai suoi spazi che potrebbero essere abbelliti con nuove installazioni. Ma quali sono le startup che vanno per la maggiore in questo periodo? Esistono dei trend? «Sicuramente abbiamo visto una predominanza di tutti quei progetti legati alla wearables technology con particolare riferimento allo sport e all’healtcare - ci dice Antonio - e poi tutte le startup legate al concetto di sharing economy che stanno, di fatto, spopolando. A breve lanceremo una nuova call per startup e crediamo che questi siano i trend sui quali puntare anche in futuro».