17 febbraio 2020
Aggiornato 18:00
Impresa

Digitaliazzazione, solo 10% delle aziende fa scambi B2B online

Il report presentato da Osservatori.net delinea un quadro molto chiaro: il grado di digitalizzazione delle imprese italiane sta crescendo, ma è ancora inadeguato, con solo il 10% di scambi B2b online

Digitalizzazione imprese
Digitalizzazione imprese Shutterstock

ROMA - Il grado di digitalizzazione delle imprese italiane sta crescendo, ma è ancora inadeguato, con solo il 10% di scambi B2b online. Un dato che non salva neppure le startup se consideriamo che meno di una startup su 5 ha il proprio sito internet che non funziona e la metà di questi non è neppure responsive.

Il mercato del B2B
Secondo il rapporto presentato da Osservatori.net sono 650mila le aziende che a fine 2015 portavano in conservazione digitale le proprie fatture. Nel 2015 le imprese hanno transato in via telematica con altre imprese un valore pari a 260 miliardi di euro, poco meno del 10% del totale dei rapporti commerciali B2b del nostro Paese, che raggiunge i 2.700 miliardi. Ma nello stesso periodo sono stati scambiati «solo» 80 milioni di fatture elettroniche, di cui 23,3 milioni verso la Pa:  poco, visto che si tratta solo del 6% di tutte le fatture (1,3 miliardi) scambiate nel 2015. A oltre un anno dell’obbligo della fatturazione elettronica verso la Pa si è visto solo un debole effetto contagio verso la digitalizzazione del pubblico e del privato. Sono le aziende che devono decidere se essere digitali, e quindi competitive all’interno di un mercato unico europeo digitale, o continuare a restare analogiche con il rischio di non esserci domani. I limiti vanno ricercati nelle inerzie culturali (67%), nella normativa complessa o poco chiara (38%) e nella mancanza di tempo da dedicare ai progetti (37%). Molte aziende non si digitalizzano anche poiché non conoscono i benefici attesi e la digitalizzazione ha, spesso, un costo eccessivo.

Le startup non sono digitali
Anche le startup che dovrebbero essere più inclini all’innovazione non si mostrano particolarmente efficaci quando si parla di digitalizzazione. Meno di una startup su cinque ha il proprio sito internet che non funziona. Sui siti dichiarati, la metà di questi non è responsive. Un vero paradosso se consideriamo il fatto che gli startupper dovrebbero essere dei veri e propri maghi nella digitalizzazione della propria impresa. I risultati emergono da un report presentato da Instilla, società specializzata in marketing digitale, che ha preso in esame le startup iscritte al Registro delle Camere di Commercio al 31 dicembre 2015. Ed ebbene sì, sulle 5143 imprese iscritte al registro il 31 dicembre 2015, 2998 (il 58,3%) hanno indicato di avere un sito web. E di questi il 27,7% non funziona. In alcuni casi non è raggiungibile (55,9%), oppure in costruzione (41%).

Le startup italiane non hanno siti responsive
Oggi, la presenza online - e in particolare quella mobile - sono buone proxy del grado di digitalizzazione di una startup. Un’impresa che oggi non ha un sito web accessibile da mobile difficilmente può aspirare a scalare globalmente. Gia a ottobre 2015 Amit Singhal, a capo di Google Serach, aveva annunciato che nel mese precedente le ricerche mobile avevano superato quelle desktop, raggiungendo i 100 miliardi di ricerche attraverso dispositivi mobili con display da 6 o meno pollici. Se la presenza mobile è indice di digitalizzazione, dall’analisi emerge chiaramente che le startup italiane iscritte al registro delle imprese non siano digitali.

Infografica
Infografica (Credits photo courtesy of Osservatori.net)