28 gennaio 2020
Aggiornato 01:00
Contradetto quanto accertato dall'inchiesta ufficiale statunitense

Fu una reazione chimica la causa del crollo delle Twin Towers

Secondo un esperto norvegese «ci fu un esplosione dell'alluminio fuso a contatto con acqua»

PARIGI - Una reazione chimica esplosiva fra l'alluminio fuso proveniente dai Boeing 767 dirottati dai terroristi dell'11 settembre e l'acqua dei sistemi anti-incendio avrebbe provocato il crollo delle Torri Gemelle: è quanto sostiene l'esperto norvegese Christian Simensen, contraddicendo quanto accertato dall'inchiesta ufficiale statunitense.
Il rapporto delle autorità americane sostiene infatti che il crollo è stato dovuto al cedimento della struttura metallica interna causata dal calore sviluppato dall'incendio delle Twin Towers.

Secondo Simensen invece è stato l'alluminio fuso ad entrare in contato con l'acqua provocando un'esplosione di grande potenza, incidente di un tipo già studiato da anni dagli esperti del settore: 20 chili di alluminio fuso e 20 litri d'acqua sono sufficienti per causare un'esplosione che in un esperimento ha lasciato un cratere di trenta metri di diametro; i due jet erano composti da oltre sessanta tonnellate del metallo.

Dopo l'impatto le due fusoliere sono state ricoperte da vetro e calcinacci, materiali che conducono male il calore e che hanno limitato - come un forno naturale - il calore sviluppato dall'incendio del combustibile alle immediate vicinanze degli apparecchi: arrivato in tal modo a 750 gradi l'alluminio si è fuso colando verso il basso ed entrando in contatto con l'acqua.

Il risultato sarebbe stato un'esplosione immediata con un aumento della temperatura di diverse centinaia di gradi e la liberazione di grandi quantità di idrogeno, gas anch'esso altamente esplosivo: abbastanza per disintegrare un'intera sezione del grattacielo e provocare la caduta dei piani superiori sulla struttura sottostante e in sequenza il crollo della torre.