7 dicembre 2019
Aggiornato 13:00
Dopo l'attacco hacker agli atenei italiani

Dagli studenti Udu class action contro il Miur

Il legale: «Responsabilità penali da chiarire per la scarsa sicurezza»

ROMA - Avrà un seguito nelle aule dei tribunali l'incursione informatica attuata nella notte tra il 5 ed il 6 luglio nei confronti di 18 siti delle università italiane, ad opera dei pirati Lulzstorm, con conseguente clonazione di password, username e informazioni sensibili riguardanti professori e studenti accademici: oggi Michele Bonetti, il legale del sindacato studentesco Unione degli universitari, ha spiegato che «ci sono delle responsabilità penali da chiarire. Per l'art. 169 del Codice della Privacy - ha aggiunto l'avvocato - l'omessa adozione di misure necessarie alla sicurezza dei dati può provocare anche l'arresto sino a due anni o ammende da diecimila a cinquantamila euro».

CLASS ACTION - Secondo il legale dell'Udu, in sostanza, i responsabili delle università avrebbero dovuto creare dei filtri più consistenti per evitare la divulgazione di migliaia di dati personali delle password delle e-mail e dei contenuti delle pagine personali degli studenti delle università di Milano Bicocca, Bocconi, Bologna, Siena, Cagliari, Bari, Pavia, Roma, Torino, Napoli, Foggia e al Politecnico di Milano.
L'Unione degli Universitari ha annunciato, anche, che proporrà ricorso al Garante della Privacy nei confronti degli atenei responsabili del trattamento dei dati personali, ma anche che depositerà una serie di denunce querele alle Procure della Repubblica interessate.
L'obiettivo è attuare delle azioni risarcitorie e una class action presso tutti gli atenei interessati in un processo dove oramai per legge dovranno essere le università a fornire la prova di avere applicato le misure tecniche di sicurezza più idonee a garantire la sicurezza dei dati detenuti.