29 marzo 2020
Aggiornato 21:00
Censura

Tunisia, authority internet rifiuta censurare siti porno

L'Authority tunisina che regola l'accesso a internet ha presentato appello contro l'ordinanza del tribunale di Tunisi che ordinava di oscurare tutti i siti pornografici, divenuti visibili dal gennaio scorso dopo la revoca totale della censura imposta dal regime del deposto presidente Zine el Abidine ben Ali.

TUNISI - L'Authority tunisina che regola l'accesso a internet ha presentato appello contro l'ordinanza del tribunale di Tunisi che ordinava di oscurare tutti i siti pornografici, divenuti visibili dal gennaio scorso dopo la revoca totale della censura imposta dal regime del deposto presidente Zine el Abidine ben Ali.

«Mi rifiuto di procedere ulteriormente con la censura: abbiamo presentato appello contro la sentenza di primo grado e se necessario andremo in Cassazione», ha dichiarato il responsabile dell'Authority, Moez Chakchouk.

Il tribunale si era pronunciato in seguito ad una denuncia presentata da tre avvocati, secondo i quali i siti a lucio rosse rappresentano un pericolo per la gioventù e sono contrari ai valori islamici: secondo i dati del sito tunisino Business News, tra i primi cinquanta siti più visitati figurano cinque web porno.

Se il divieto entrasse in vigore si tratterebbe del secondo caso dal gennaio ad oggi: qualche settimana infatti fa un tribunale militare aveva oscurato alcuni siti e profili di Facebook, per motivi non rivelati; la decisione aveva indotto alle dimissioni in sottosegretario per la Gioventù, il blogger Slim Amamou.

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