18 gennaio 2020
Aggiornato 03:30
Salute & Internet

Senza chat, Facebook e avatar non si vive: dipendenza da internet

Non ci sono dati ufficiali, ma potrebbe riguardare 10% di chi usa la rete

ROMA - Non ci sono studi ufficiali, ma la dipendenza da internet sta diventando anche in Italia una patologia: il 10% di chi 'frequenta' assiduamente internet, infatti, potrebbe esserne dipendente. Una vera e propria assuefazione, una «droga» , che adesso in Italia, a Roma, si può curare al policlinico Gemelli, dove è nato un centro di cura per la dipendenza da internet, che ha aperto i battenti proprio oggi, con i primi due iscritti. A seguire i pazienti lo psichiatra Federico Tonioni, responsabile dell'ambulatorio, e lo psicologo dell'associazione «La promessa» Lucio De Alessandris.

La dipendenza da internet, o meglio da alcune «applicazioni» della rete, è divisa in cinque tipologia, spiega De Alessandris ad Apcom: ci sono i «cyber sexual addicted», che sono coloro i frequentatori di siti, video e immagini pornografiche, i «cyber relations addicted», che non possono fare a meno di chat e Facebook, di essere «sempre connessi», i «net compulsor», dipendenti dal gioco d'azzardo, dallo shopping on line, dall'e-commerce, gli «information overload», che consultano in modo compulsivo la rete per essere sempre e comunque informati su tutto e infine i «computer addicted», drogati dei giochi virtuali, che vivono più con il loro «avatar» che nella vita reale.

Oggi al Gemelli sono arrivati i primi due pazienti, e altri 5 hanno già presentato la richiesta di colloquio, che hanno fatto il primo colloquio conoscitivo nel quale i medici, tutti psichiatri e psicologi, cercano di andare a fondo sul tipo di dipendenza e sulle motivazioni alla base. Poi, verranno effettuati dei colloqui mirati a stabilire se ci sia una psicopatologia dietro la dipendenza dal monitor e, infine, i pazienti verranno inseriti in un gruppo di riabilitazione, che si riunirà il martedì e il giovedì, «nel quale fare riprendere loro le normali relazioni sociali e soprattutto farli confrontare «dal vivo» e non da un monitor, con altre persone che hanno lo stesso problema».

Patologia «democratica» - La dipendenza da siti pornografici, chat, social network, aste on line o gioco d'azzardo, può raggiungere, spiega De Alessandris, livelli davvero patologici, «provocando radicali cambiamenti nella sfera personale dell'individuo, modificandone la vita reale. E la cosa più grave - ha detto - è che spesso i malati non si rendono conto di essere arrivati all'assuefazione». A esserne colpiti soprattutto le persone dai 25 anni in su, ma anche le casalinghe, i 40enni impiegati, persino i dirigenti che anche in vacanza sono «pc dipendenti». Una patologia, insomma, molto «democratica» e che non risparmia proprio nessuno.