19 agosto 2019
Aggiornato 15:30
Il Segretario alla Giustizia: resterò fuori dalle indagini

Russiagate, adesso tocca a Jeff Sessions. Trump: è una caccia alle streghe

Continua la bufera sul segretario alla Giustizia Jeff Sessions, accusato, dopo le indiscrezioni pubblicate dal Washington Post, di aver avuto due colloqui con l'ambasciatore russo nel 2016

WASHINGTON - Continua la bufera sul segretario alla Giustizia Jeff Sessions, accusato, dopo le indiscrezioni pubblicate dal Washington Post, di aver avuto due colloqui con l'ambasciatore russo a Washington, nel 2016 durante la campagna elettorale, e non averlo rivelato durante le audizioni al Senato per la sua conferma.

La difesa di Sessions
In tanti hanno manifestato a Washington contro di lui, davanti al Dipartimento di Giustizia, chiedendone le dimissioni. Ma Sessions ha precisato di «non aver incontrato alcun russo in alcun momento per discutere della campagna elettorale». E ha parlato di accuse «false e inconcepibili». Ma, come gli hanno suggerito i suoi consiglieri, ha deciso di non intervenire nelle indagini. «Ho deciso di astenermi da qualsiasi indagine presente o futura che fa riferimento all'elezione del presidente degli Stati Uniti» ha detto, «visto che sono stato coinvolto nella campagna elettorale». «Sono stato onesto e corretto», ha dichiarato facendo riferimento al suo intervento davanti al Senato, dove non ha rivelato di aver incontrato ufficiali del Cremlino.

La fiducia di Trump
Il presidente Trump, dal canto suo, lo continua a difendere, e ha parlato di «una totale caccia alle streghe» nei confronti del segretario alla Giustizia. «Mi fido totalmente di lui» ha dichiarato, ammettendo però che avrebbe potuto rispondere «più precisamente» quando ha assicurato pubblicamente di non avere avuto contatti con responsabili russi, mentre avrebbe incontrato a due riprese l'ambasciatore russo. «Ma chiaramente - ha sottolineato Trump - non lo ha fatto intenzionalmente. Non ha detto nulla di sbagliato».