8 dicembre 2019
Aggiornato 22:30

Putingate, e ora tocca a Sessions: accuse di contatti con la Russia

Adesso tocca a Sessions. Il ministro della Giustizia statunitense è entrato nel mirino di feroci critiche dopo le rivelazione del Washington Post su presunti contatti con Mosca

WASHINGTON - Adesso tocca a Sessions. Il ministro della Giustizia statunitense è entrato nel mirino di feroci critiche dopo le rivelazione del Washington Post che ha reso noto che il nuovo Attorney General avrebbe incontrato due volte l'ambasciatore russo a Washington Sergey Kisliak nel 2016, in apparente contraddizione con quanto dichiarato nel corso delle audizioni in Senato per la conferma della carica, decisa dal presidente Donald Trump.

Ora tocca a Sessions
L'ennesima ombra del cosiddetto Putingate, già costato all'amministrazione Trump le dimissioni del consigliere per la sicurezza nazionale Michael Flynn, costretto a lasciare l'incarico per aver mentito sui suoi contatti con l'ambasciatore Kisliak.

Collegamenti con la Russia
Gli avversari della nuova amministrazione cercano infatti di collegare lo staff della campagna elettorale di Trump alla Russia che, secondo i dati dell'intelligence statunitense avrebbe interferito per mettere i bastoni tra le ruote alla rivale democratica Hillary Clinton. La Casa bianca ha subito etichettato l'inchiesta del Washington Post come un attacco partigiano dei democratici che non sanno rassegnarsi alla sconfitta. Dal canto Jeff Sessions ha smentito di avere avuto contatti con rappresentanti ufficiali russi in qualità di consigliere della campagna elettorale di Donald Trump, di cui era referente in materia di politica estera.

I democrats chiedono le dimissioni
Esponenti di punta del partito democratico Usa chiedono le «immediate dimissioni» del ministro della Giustizia sulla scia delle notizie dei suoi incontri con l'ambasciatore russo a Washington, non svelati durante l'audizione al Senato per la sua conferma alla carica governativa. Sia la leader della minoranza democratica alla Camera, Nancy Pelosi, che la senatrice Elizabeth Warren hanno esortato l'Attorney General a dimettersi. Sessions nega di aver avuto contatti con l'ambasciatore Kisliak in qualità di emissario di Donald Trump durante la campagna elettorale, come riferito da Washington Post, ma non nega di avere incontrato il diplomatico.

Attacchi
«Sessions non è all'altezza di ricoprire il ruolo» assegnatogli nell'ammnistrazione Usa, ha dichiarato in un comunicato Pelosi, chiedendo «un'indagine indipendente, bipartisan da parte di una commissione esterna sulle relazioni personali, politiche e finanziarie tra Trump e i russi».

Il presunto ruolo dell'amministrazione Obama
Negli ultimi giorni dell'amministrazione Obama, la Casa Bianca e funzionari dell'intelligence Usa si sono adoperati per 'diffondere' le prove di contatti tra l'entourage di Donald Trump e la Russia. Lo sostiene il New York Times, secondo cui per «lasciare traccia» di questi controversi rapporti, funzionari delle agenzie di intelligence hanno ad esempio inserito nelle analisi di routine tutto "il materiale grezzo" a disposizione, sia sui contatti che sulle ipotesi di ingerenze russe nella campagna elettorale, oltre a parlarne il più possibile nei briefing, sapendo che i loro interventi sarebbero stati archiviati.

Lasciare una traccia
L'obiettivo sarebbe stato di «lasciare una chiara traccia» eventualmente a disposizione degli investigatori e preservare informazioni che avrebbero rischiato di essere altrimenti cancellate con l'arrivo del nuovo presidente. Questo materiale disseminato a futura memoria potrà essere ora usato nell'ambito delle indagini in corso a livello di Fbi per quanto riguarda eventuali interferenze elettorali da Mosca. Anche i comitati di intelligence di Camera e Senato hanno annunciato il lancio di indagini sui rapporti tra l'amministrazione Trump e la Russia.