26 settembre 2020
Aggiornato 18:00
Paura per i siti nucleari

Bruxelles, i kamikaze erano almeno cinque

Secondo i media del Belgio, il vero obbiettivo degli attentatori di Bruxelles erano i siti nucleari del paese. Invece, hanno dovuto ripiegare su aeroporto e metropolitana dopo l'arresto del complice Salah Abdeslam.

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BRUXELLES - Secondo i media del Belgio, il vero obbiettivo degli attentatori di Bruxelles erano i siti nucleari del paese. Invece, hanno dovuto ripiegare su aeroporto e metropolitana dopo l'arresto del complice Salah Abdeslam.
Sarebbero stati cinque gli attentatori; questo è l'identikit di un secondo uomo filmato nella metro di Maelbeek insieme al kamikaze Khalid El Bakraoui. Ha un berretto chiaro, sopracciglia marcate e viso allungato. Portava una grossa borsa. L'identità è ancora sconosciuta e non è chiaro se sia morto o in fuga.

All'aeroporto di Zaventem invece gli attentatori sarebbero stati tre
A sinistra nella foto, Najim Laachraoui, considerato l'artificiere delle stragi di Parigi, si è fatto saltare in aria come Ibrahim el Bakraoui, fratello di Khalid. Il terzo uomo è considerato latitante.
Erano tutti nati in Belgio, tutti facevano parte della cellula jihadista implicata anche negli attacchi del 13 novembre a Parigi: il dna di Laachraoui è stato trovato sulle cinture esplosive dello Stade de France e del Bataclan.

I fratelli Al Bakraoui erano già noti alla polizia
Khalid era stato arrestato in Turchia l'anno scorso, ed era presente sotto falsa identità nel covo perquisito a metà marzo, ma era riuscito a sfuggire all'arresto.
Adesso grazie a un tassista che ha trasportato gli attentatori è stato trovato e perquisito un appartamento nel quartiere di Schaerbeek: dentro, un laboratorio di fabbricazione di bombe, con 15 chili di esplosivo.
Ibrahim al Bakraui ha inoltre lasciato sul suo pc una sorta di lettera-testamento scoperto in un cassonetto in cui era stato gettato il portatile. Come ha spiegato il procuratore federale del Belgio Frederic Van Leeuw, l'uomo scriveva a un destinatario non identificato, forse il complice Salah Abdeslam già arrestato, di «non sapere che cosa fare», di sentirsi braccato: «Se aspetto ancora rischio di ritrovarmi in una cella accanto alla tua».