22 settembre 2021
Aggiornato 09:30
Politiche europee

Covid, nuova strategia UE per sviluppare terapie e farmaci

La nuova strategia mira a sostenere lo sviluppo e la disponibilità di terapie contro i sintomi del virus, e per il trattamento della sindrome post-Covid (il cosiddetto «Covid lungo»)

Ursula von der Leyen, Presidente della Commissione Europea
Ursula von der Leyen, Presidente della Commissione Europea Unione Europea

BRUXELLES - La Commissione europea ha varato una nuova strategia per le terapie contro il Covid-19 come complemento alla strategia dell'Ue sui vaccini, su cui si erano concentrate finora l'attenzione e l'azione comunitaria. La nuova strategia, presentata in videoconferenza stampa questo pomeriggio a Bruxelles dalla Commissaria per la Salute e la sicurezza alimentare, Stella Kyriakides, mira a sostenere lo sviluppo e la disponibilità di terapie contro i sintomi del virus, e per il trattamento della sindrome post-Covid (il cosiddetto «Covid lungo").

La strategia riguarda l'intero ciclo di vita dei medicinali, dalla ricerca allo sviluppo e alla fabbricazione, fino all'acquisto e alla diffusione, nella prospettiva di rafforzare quella che sta emergendo come una Unione europea della salute (nonostante il fatto che questo settore sia in gran parte, per ora, di competenza esclusiva nazionale), in cui tutti gli Stati membri si preparano e rispondono insieme alle crisi sanitarie e garantiscono la disponibilità di forniture mediche innovative ed economicamente accessibili.

Il primo obiettivo concreto della strategia è quello di arrivare entro ottobre 2021 ad autorizzare alla commercializzazione, dopo la valutazione dell'Ema (l'Agenzia europea del farmaco), tre nuove terapie per la cura del Covid-19, e possibilmente altre due entro la fine dell'anno, ciò che porterebbe a sei il numero totale dei medicinali autorizzati contro i sintomi del virus (finora è stato autorizzato solo il Remdesivir).

Si tratta, ha osservato Kyriakides, di «un obiettivo ambizioso, ma è fattibile ed è necessario, come abbiamo appreso dall'esperienza dei risultati ottenuti con il lavoro congiunto sui vaccini nell'anno trascorso».

I tre farmaci che dovrebbero essere autorizzati entro ottobre, e che sono già sotto valutazione continua permanente ("rolling review") da parte dell'Ema, sono gli anticorpi monoclonali di Ely Lilly (Bamlanivimabed Etesevimab), quelli di Celltrion (Regdanvimab) e la combinazione di anticorpi REGN, di Regeneron Pharmaceuticals e Roche (Casirivimab / Imdevimab). Per il medicinale della Roche, ha riferito la commissaria, c'è già un contratto firmato a inizio aprile dagli Stati membri dell'Ue, più il Regno Unito.

La Commissione europea, inoltre, definirà un portafoglio di 10 possibili terapie il Covid-19 e individuerà le cinque più promettenti entro giugno 2021. Incontri e partenariati con gli operatori industriali del settore terapeutico saranno organizzati al fine di garantire una capacità di produzione sufficiente e una rapida fabbricazione delle medicine. Entro la fine dell'anno, oltre alle nuove autorizzazioni, saranno avviate sette nuove «rolling review» di queste terapie da parte dell'Ema, e la Commissione concluderà tre nuovi contratti congiunti di fornitura dei farmaci per gli Stati membri, sul modello di quelli utilizzati per i vaccini.

La strategia prevede anche una serie di finanziamenti alla ricerca e sviluppo, agli studi clinici e agli strumenti di diagnosi, e ad azioni preparatorie e di sostegno per la catena di approvvigionamento, la capacità di produzione dei farmaci e la distribuzione.

La vaccinazione di massa sta accelerando ovunque nell'Ue, con 200 milioni di dosi consegnate, il 30% della popolazione adulta che ha ricevuto la prima dose e il 12% anche il richiamo. Ma il successo della vaccinazione «non sarà la fine della storia», ha avvertito Kyriakides. «I vaccini salvano vite umane, ma non sono ancora in grado di eradicare il Covid-19. Il tasso dei contagi è ancora alto in molte parti d'Europa. Le persone continuano ad ammalarsi».

«Abbiamo bisogno - ha sottolineato - di insistere sulle cure per ridurre la necessità di ricoveri ospedalieri, accelerare i tempi di guarigione e ridurre la mortalità. E ne abbiamo bisogno per curare le persone che dopo aver contratto il virus hanno subito gli effetti del 'Covid lungo', stanchezza, insonnia e difficoltà di concentrazione, anche per settimane e mesi dopo la guarigione. Gli scienziati ci dicono che il Covid resterà endemico, come l'influenza e gli altri tre coronavirus che già conosciamo, quindi ora dobbiamo pensare a curarlo, a minimizzarne l'impatto, a fornire ai cittadini scelte e soluzioni terapeutiche», ha concluso Kyriakides.

(con fonte Askanews)