15 dicembre 2018
Aggiornato 10:30

Russiagate, l'ex direttore dell'Fbi Comey testimonia al Congresso

Silurato nel maggio 2017 da Donald Trump, James Comey è da allora una delle bestie nere del presidente
Donald Trump e Vladimir Putin
Donald Trump e Vladimir Putin (ANSA)

WASHINGTON - L'ex direttore dell'Fbi James Comey, bestia nera di Donald Trump, ha cominciato a testimoniare a porte chiuse davanti ai membri di due commissioni della Camera dei rappresentanti del Congresso americano, nell'ambito delle indagini sul Russiagate, ovvero le interferenze russe nelle elezioni americane del 2016 e i possibili contatti fra la campagna presidenziale di Donald Trump e Mosca. L'audizione, che potrebbe durare più ore, è a porte chiuse, ma il suo contenuto sarà pubblicato 24 ore dopo, su richiesta di James Comey, che teme fughe di «informazioni» e che dei repubblicani deformino» le sue dichiarazioni.

SILURATO NEL 2017 - «E' cio che ho potuto ottenere di più vicino ad una audizione pubblica», aveva scritto l'ex capo dell'Fbi domenica dopo aver raggiunto quest'accordo. Silurato nel maggio 2017 da Donald Trump, James Comey è da allora una delle bestie nere del presidente. Tre mesi prima del licenziamento il presidente lo aveva esortato a porre fine alle indagini sull'ex consigliere della sicurezza nazionale Michael Flynn. Flynn, incriminato per aver mentito agli investigatori, oggi collabora con l'indagine sul Russiagate.

TRATTATO INF - «La Russia non ha violato il trattato INF sui missili a medio e corto raggio e rimane impegnata su questo trattato». Lo ha affermato il portavoce presidenziale russo Dmitry Peskov. Gli Stati Uniti chiedono alla Russia di abbandonare il missile 9M729 (SSC-8) o di modificare il sistema in modo che la sua portata, come dichiarato a Washington, non violi le disposizioni del Trattato sui missili a medio e corto raggio e la sicurezza internazionale. «Posso dirvi, come abbiamo ripetutamente affermato, che la Federazione Russa non ha violato, non viola e rimane fedele ai suoi obblighi», ha detto Peskov, commentando l'appello degli Stati Uniti e parlando della necessità di «ulteriori informazioni».