15 dicembre 2018
Aggiornato 18:30

Morto George Bush, il presidente della Guerra del Golfo

Se ne va a 94 anni l'ex inquilino della Casa bianca, per un solo mandato, negli anni della caduta dell'Unione sovietica. Lo ha annunciato il figlio George W

WASHINGTON – L'ex presidente degli Stati Uniti George H. Bush, alla Casa Bianca dal 1989 al 1993, è morto all'età di 94 anni: lo ha annunciato il figlio maggiore (e anch'egli ex presidente), George W. Bush è sopravvissuto pochi mesi alla moglie Barbara, dalla quale ha avuto cinque figli; i dettagli sul luogo e i tempi dei funerali del 41esimo Presidente non sono stati ancora resi noti.

Sconfitto dall'economia
Presidente di un solo mandato, George H. Bush visse alla Casa bianca la pacifica caduta dell'Unione Sovietica nel 1989 e due anni dopo la prima Guerra del Golfo, guidando la coalizione internazionale che cacciò Saddam Hussein. Eppure, nonostante i successi all'estero, Bush (eroe di guerra, ex direttore della Cia e per otto anni vice di Ronald Reagan alla Casa bianca) si vide negare la rielezione dalla schiacciante vittoria di Bill Clinton, complice una congiuntura economica sfavorevole: di fatto, a condannarlo fu il non aver mantenuto la pubblica promessa di evitare nuove tasse, che gli alienò anche i maggiorenti del Partito repubblicano. Nato nel 1924 da una prestigiosa famiglia del New England (il padre fu banchiere e senatore per il Connecticut) George Herbert Walker Bush frequentò l'università di Yale arruolandosi in Marina, dove servì nella Seconda Guerra Mondiale come pilota con al suo attivo 58 missioni di combattimento. Poco prima della fine del conflitto sposò Barbara Pierce, ma invece di seguire le orme del padre preferì spostarsi in Texas per provare fortuna nel settore petrolifero: il suo successo fu per molti una sorpresa e nel 1958 era a capo di una compagnia di trivellazione offshore.

L'uomo della realpolitik
Negli anni Sessanta Bush decise di darsi alla politica e nel 1966 venne eletto per il Partito Repubblicano alla Camera dei Rappresentanti, dove rimase quattro anni fino ad essere sconfitto nella gara al Senato; nel decennio successivo ricoprì una serie di incarichi di alto livello, fra cui quelli di Ambasciatore presso le Nazioni Unite ed emissario in Cina. Dopo la tappa alla guida della Cia, Bush decise di presentarsi alla primarie per la Casa bianca, dove venne sconfitto inaspettatamente da Ronald Reagan; questi tuttavia decise di portarlo con sé alla Casa Bianca, dove rimase come vicepresidente per i due mandati di Reagan raggiungendo poi la posizione di vertice nel 1988, dopo una facile vittoria contro il democratico Michael Dukakis. Il culmine della sua Presidenza fu probabilmente l'operazione «Desert Storm», una coalizione senza precedenti di 32 Paesi che nel giro di poche settimane eliminò la macchina bellica di Saddam Hussein cacciandolo dal Kuwait, invaso nel 1991: forse saggiamente, alla luce di quanto sarebbe accaduto dodici anni dopo, Bush si accontentò della vittoria militare lasciando Saddam saldamente al potere in Iraq. Sempre nel 1991 Bush e il suo Segretario di Stato, James Baker, lanciarono la Conferenza di Madrid che avrebbe gettato le basi per gli accordi di Oslo fra israeliani e palestinesi, due anni dopo. Una «realpolitik» del tutto diversa da quella del figlio George W. Bush, della cui presidenza Bush Sr si limitò a dichiararsi «orgoglioso», senza mai esprimere pubblicamente un'opinione. Ritiratosi dalla vita pubblica Bush si unì ai ranghi degli ex inquilini della Casa Bianca, collaborando con i colleghi Jimmy Carter e Bill Clinton nella raccolta dei fondi per le vittime dello tsunami in Asia del 2004, del terremoto ad Haiti nel 2011 e degli uragani in Texas del 2017.