16 novembre 2018
Aggiornato 21:00

Brexit appesa a un filo: cosa rischiano gli italiani?

Con il permanere dell'incertezza sui negoziati, Londra cerca di rassicurare i cittadini italiani emigrati in Gran Bretagna: ieri l'incontro nella nostra ambasciata
Un sostenitore del movimento anti Brexit in Gran Bretagna
Un sostenitore del movimento anti Brexit in Gran Bretagna (EPA/NEIL HALL)

LONDRA – Mentre i negoziati sulla Brexit continuano e si inizia a parlare con insistenza di «mancato accordo» e delle sue conseguenze, l'ambasciata italiana a Londra ha organizzato ieri un incontro la comunità di italiani e i rappresentanti del governo britannico. Ne dà notizia il Corriere della Sera che parla delle preoccupazioni dei connazionali che da anni vivono in Gran Bretagna e che temono per i propri diritti. «Un tentativo – scrive il Corsera – di chiarire i dubbi e fornire delle rassicurazioni. Anche se, come ha ricordato lo stesso ambasciatore Raffale Trombetta, 'nulla è concordato finché tutto non è concordato'. Da parte britannica c'è indubbiamente la volontà politica di non mandare via nessuno allo scoccare della Brexit».

Le rassicurazioni del governo inglese
«Vogliamo che continuiate a vivere come prima», ha ribadito la viceministra per la Brexit, Suella Braverman. La delegazione del governo di Londra ha spiegato il meccanismo previsto dopo la Brexit per i cittadini europei: «Chi potrà dimostrare di aver vissuto per cinque anni nel Regno Unito acquisirà lo status di 'stabilito' e avrà diritto a rimanere indefinitamente». Per chi si stabilirà nel Regno Unito entro il giugno 2021 è prevista la domanda, che si concretizzerà al compimento di cinque anni di residenza. Per chi arriverà dopo non c'è certezza. Sui diritti dei cittadini europei post-Brexit «abbiamo fatto grandi progressi. Introdurremo una legislazione per fornire una base legale dopo che l'accordo sarà stato assicurato» e in caso di mancato accordo (anche se un'intesa per Braverman «è a portata di mano») si tratterà di «una questione di umanità, di fare la cosa giusta per le persone. E noi siamo un governo responsabile. Le persone non dovrebbero sentirsi messe a repentaglio. I miei genitori sono venuti qui come immigrati 50 anni fa e ci siamo sempre sentiti benvenuti: ci tengo molto a garantire che anche le altre persone che sono immigrate e che hanno scelto di fare del Regno Unito la loro casa si sentano ugualmente benvenute e ugualmente sicure. Questo non cambierà: accordo o non accordo». La viceministra aggiunge che indipendentemente dall'accordo sull'assegno di divorzio, che ieri Londra ha minacciato di non pagare, «la gente viene prima» e «tutte le leggi della Ue attualmente applicabili nel Regno Unito continueranno ad applicarsi sotto forma di leggi del Regno Unito il giorno dell'uscita e oltre: quindi in realtà le stesse regole si applicheranno anche in caso di mancato accordo» e, sottolinea, «è una garanzia per evitare un caos legale».

I dubbi dei giornali
«Ieri sera in ambasciata gli italiani hanno dato sfogo ai loro timori – scrive ancora il Corriere – Cosa accadrà a chi non si registra in tempo, magari perché è anziano e ha poca dimestichezza col sistema informatico? Cosa dovranno fare i figli degli italiani nati in Gran Bretagna? Sarà garantito l'accesso alla sanità in Europa? E si dovrà girare con un documento in tasca per provare il diritto a restare legalmente?». Secondo il quotidiano «i più spaventati sembrano essere gli immigrati di lunga data, che non si sono finora presi la briga di documentare il loro status» e che temono di finire in uno scandalo simile a quello Windrush, che ha riguardato migliaia di immigrati caraibici improvvisamente minacciati di deportazione.