19 marzo 2019
Aggiornato 04:30
Immigrazione

Immigrazione, tuona anche Moavero: «L'Italia non si sottrae ai suoi obbligli. Ma gli altri Paesi?»

Il ministro degli Esteri dopo il Consiglio Osce di Vienna chiede solidarietà ai Paesi europei e una «gestione condivisa» del problema

I migranti a bordo della nave Diciotti, Catania. 25 agosto 2018
I migranti a bordo della nave Diciotti, Catania. 25 agosto 2018

VIENNA - L'Italia non si sottrae ai suoi obblighi rispetto alla gestione del flusso migratorio che arriva attraverso il mar Mediterraneo, ma chiede che ci sia una solidarietà dei paesi europei e una gestione condivisa, con ridistribuzioni preventive dei migranti in arrivo. L'ha affermato il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi spiegando in conferenza stampa gli esiti del Consiglio permanente dell'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce), che si è tenuto a Vienna. «La migrazione è per l'Italia la principale preoccupazione che tocca i nostri cittadini, ma anche la principale notizia scioccante per i nostri cittadini tutti i giorni, per quello che accade ai migranti che è davvero terribile, orribile. E' un dramma per le persone e non dovremmo mai dimenticarlo», ha affermato il ministro, che è anche presidente di turno dell'organizzazione. 

I migranti verso l'Europa, non verso l'Italia
"Noi pensiamo» ha proseguito «che il movimento di persone dall'Africa subsahariana all'Europa sia un movimento verso l'Europa, non verso uno specifico paese dell'Europa: (queste persone) non cercano un'isola, non cercano nulla di diverso dall'Europa. Questo è il motivo per il quale noi pensiamo che la gestione del flusso debba essere una responsabilità europea». Moavero Milanesi ha quindi ammonito che «se si lascia questa responsabilità a paesi europei sulla base della geografia o anche peggio sulle rotte decise dai trafficanti di essere umani, si commmette un grave errore». Per questo motivo, ha aggiunto, l'Italia «chiama i paesi membri dell'Ue alla solidarietà, che è una dele parole chiave dell'Unione europea e ancora spera che la via della solidarietà sia trovata, augurandosi che accada prima che sia tardi e, ancor di più, prima che sia troppo tardi».

La chiamata all'impegno nei Paesi d'origine
Per affrontare il fenomeno, ha chiarito ancora il capo della diplomazia italiana, «dobbiamo avere una forte ed efficace azione nei paesi d'origine per migliorare la situazione economica e sociale, per portare pace dove c'è la guerra, per portare libertà dove non c'è libertà per le persone di esprimersi». La seconda cosa da fare è l'intervento durante il viaggio dei migranti: «C'è un'orribile attività di traffico di esseri umani: dobbiamo essere presenti nei paesi di transito, ovunque possano essere salvati e aiutati». Infine bisogna che vi sia una «politica sostenibile» per gestire coloro che arrivano alla fine del viaggio verso l'Europa. «Tutte queste azioni - ha precisato il ministro - possono essere, nella nostra idea, realizzate con possibilità di successo solo se sono realizzate a livello europeo, a livello di Unione europea per essere più precisi». 

«La responsabilità sia congiunta»
In questo senso, secondo il ragionamento del ministro, la responsabilità congiunta è dell'Unione europea, «di tutti i paesi membri assieme», compresa l'Italia. «Noi - ha puntualizzato Moavero Milanesi - non sfuggiamo la nostra responsabilità, vogliamo solo che gli altri paesi rispondano con un livello simile di responsabilità congiunta per governare questo fenomeno. Questo lo dobbiamo ai nostri cittadini e alle persone coinvolte nella migrazione». 

La questione della distribuzione
In questo senso, Moavero ha spiegato che l'idea di concentrare tutti i migranti salvati in un unico posto è disfunzionale. «I migranti che attraversano il Mediterraneo, lo fanno su barche e in situazioni in cui freequentemente hanno bisogno di aiuto e soccorso. Noi pensiamo che questa responsabilità del soccorso e quella di dove portare queste persone salvate deve dessere interpretata come responsabilità europea. Se portiamo queste persone nello stesso posto, come è evidente, quel posto sarà preso affollato. Se il posto è affollato, abbiamo problemi logistici e il controllo anche diventa difficile, più difficile la verifica di chi ha diritto dello status di rifugiato», ha spiegato il capo della diplomazia italiana. «Dobbiamo distribuirli - ha continuato - per garantire loro una migliore logistica e una miglire situazione di accoglienza. Dobbiamo distribuire le persone prima della verifica se hanno diritto d'asilo o no».

Non è una questione solo italiana
Il ministro ha precisato che ritiene vi siano «abbastanza porti» di paesi Ue che affacciano sul Mediterraneo in cui è possibile effettuare questa attività di redistribuzione preventiva. «Questo non vuol dire che dobbiamo portare ogni nave in un diverso porto, possiamo anche portare in uno solo, ma poi bisogna che ci sia una rapida redistribuzione senza applicare immediatamente le regole Ue attuali che impongono il peso sul paese di primo arrivo», ha chiarito il ministro.