23 febbraio 2020
Aggiornato 12:00
Emergenza sbarchi

Aquarius, la nave dei 629 migranti torna in mare

L'imbarcazione di salvataggio che fu al centro del caso politico e diplomatico dello scorso giugno è salpata oggi dal porto di Marsiglia dopo un mese di sosta

ROMA – La Aquarius torna in mare. La nave dell'ong Sos Mediterranée è salpata oggi dal porto di Marsiglia dopo una sosta di oltre un mese. La stessa che a giugno aveva fatto scoppiare il caso per via dei suoi 629 migranti lasciati alla deriva: provocando, fra l'altro, una crisi diplomatica tra il ministro dell'Interno italiano Matteo Salvini che aveva chiuso i porti e la Francia del presidente Emmanuel Macron.

Sentinella del Mediterraneo
«Nonostante la situazione sempre più complessa nel Mediterraneo centrale – ha detto la dottoressa Claudia Lodesani, presidente in Italia di Medici senza frontiere, che gestisce l'imbarcazione di soccorso in partnership con l'organizzazione – il nostro obiettivo resta lo stesso che ci ha spinto a scendere in mare: salvare vite, impedire nel modo più rapido ed efficace possibile che uomini, donne e bambini anneghino, e portarli in un porto sicuro, dove i loro bisogni primari siano assicurati e i loro diritti tutelati e garantiti». Ma tra queste destinazioni non ci sarà la Libia: «Fino a quando non potrà essere considerato un porto sicuro, non farà sbarcare alcuna persona soccorsa in un porto libico», conclude ancora Lodesani.

I numeri della strage
Gli stessi concetti sono stati ribaditi anche da Sos Mediterranée, «dopo le consulenze ricevute da parte di esperti legali», prosegue il comunicato stampa diramato oggi dalla ong. Il direttore delle operazioni Frederic Penard ha denunciato: «Oltre 1100 persone hanno perso la vita nel Mediterraneo centrale dallo scorso gennaio, di cui quasi due terzi (721) dall’inizio di giugno quando ai mezzi di soccorso civile è stato impedito di operare nelle acque internazionali a largo della Libia». A favore della Aquarius è stato pubblicato sul quotidiano francese Le Monde un appello firmato da cinquecento persone del mondo della politica e della cultura: dall'ex premier italiano Enrico Letta al sindaco di Palermo Leoluca Orlando, dall'attrice Juliette Binoche allo scrittore Daniel Pennac, dall'ex calciatore campione del mondo Lilian Thuram all'economista Thomas Piketty. «Noi firmatari sosteniamo la missione dell’Aquarius», scrivono denunciando che «esseri umani continuano a morire nel tentativo di fuggire dall’inferno libico».