23 ottobre 2018
Aggiornato 14:00

Macron nella bufera: il suo capo della sicurezza picchia i manifestanti

Gli atti violenti del suo stretto collaboratore Benalla scatenano la peggiore crisi politica per il presidente francese da quando è in carica. Lui: «Voglio la verità»
Il presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron
Il presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron (EPA/CHRISTOPHE PETIT TESSON)

PARIGI – Piovono accuse sul governo francese per il caso Alexandre Benalla, ovvero del collaboratore del presidente Emmanuel Macron ripreso in video mentre strattona e colpisce dei manifestanti il primo maggio a Parigi. Benalla accompagnava in quel frangente le forze dell'ordine come «osservatore», ma era munito di casco e pettorina da poliziotto. Il ministro dell'Interno Gérard Collomb, invitato da più parti a dimettersi, si è difeso in parlamento dalle critiche sostenendo di avere appreso del video solo il 2 maggio, dal suo gabinetto, e che comunque non spettava a lui di denunciare davanti alla giustizia per gli atti violenti di Benalla. «Non compete al ministro di farlo, ritengo che sia compito di coloro che sono responsabili in seno alle loro amministrazioni, che sono più vicini al terreno, raccogliere gli elementi che permettano di giustificare la trasmissione di una segnalazione al titolo dell'articolo 40» del codice di procedura penale (che impone alle autorità e ai funzionari o pubblici ufficiali che vengano a conoscenza di un crimine di rivolgersi alla procura), ha detto Collomb. Il responsabile degli Interni ha precisato di essersi «assicurato il 2 maggio che sia il gabinetto del presidente, sia la prefettura di polizia erano state destinatarie dell'informazione sul video che chiamava in causa Benalla», per cui «spettava a loro agire. È la regola in caso di qualsiasi violazione».

Imbarazzi nelle istituzioni
Il prefetto di polizia di Parigi ha affermato di essere stato messo al corrente delle violenze compiute sui manifestanti solo all'indomani dei fatti. Durante un'audizione in una commissione all'Assemblea nazionale, Michel Delpuech ha detto di aver ricevuto una telefonata da Laurent Hottiaux il 2 maggio «verso le 10,15»: «Mi informava, cito, dell'affaire Benalla. Non capivo di cosa parlasse e la mia risposta è stata di sorpresa. Con questa telefonata mi hanno informato dell'esistenza dell'affaire Benalla», ha aggiunto. Delpuech ha spiegato di aver pensato che il caso fosse stato «trattato» dall'Eliseo dall'indomani della manifestazione del primo maggio durante la quale Alexandre, capo della sicurezza dell'Eliseo, è stato filmato mentre colpiva dei manifestanti. Dopo aver appreso dell'esistenza del video, Delpuech ha raccontato di aver contattato il ministero dell'Interno che gli rispose di essere «già in relazione» con la presidenza della Repubblica. Da allora «era chiaro per me che il caso Benalla era gestito dall'autorità gerarchica da cui dipendeva», ha dichiarato il prefetto davanti alla commissione delle Legge dell'Assemblea nazionale. Delpuech ha parlato anche di «derive individuali inaccettabili sullo sfondo di clientelismi malsani. Questa vicenda, come lo spiega la stampa, non è evidentemente senza conseguenze per la prefettura di polizia», ha dichiarato nella sua audizione.

Il caso diventa politico
Poco prima, il portavoce del governo francese Benjamin Griveaux aveva assicurato che il presidente Macron «è estremamente determinato ad ottenere che la verità possa essere stabilita. Ciò che desidero è che ritroviamo il senso dell'ordine repubblicano e sono sorpreso che i parlamentari, per diversi giorni, obiettivamente, portino avanti il disordine», ha aggiunto Griveaux ai microfoni di Rtl. In serata per la prima volta l'entourage presidenziale ha rotto il silenzio sul caso Benalla, che sta sfociando nella più grave crisi politica dall'arrivo di Macron all'Eliseo. E ha fatto sapere che per il capo dello Stato i fatti contestati al suo ex collaboratore sono «inaccettabili» e che non ci sarà «impunità». Sempre secondo queste fonti a lui vicine, Macron interverrà direttamente sulla vicenda «quando lo riterrà utile». Il consigliere 26enne è stato licenziato (l'annuncio del siluramento è di venerdì scorso) assieme al dipendente del partito presidenziale Lrem Vincent Crase e ad altri tre alti gradi della polizia sospettati di avere passato a Benalla delle immagini di videosorveglianza. I primi due sono indagati per «violenze durante una riunione» e i tre poliziotti per «violazione del segreto professionale». Lo stesso Alexandre Benalla si è difeso affermando di essere intervenuto alla manifestazione del primo maggio a Parigi per «dare manforte» ai poliziotti contro i dimostranti. Lo ha detto il diretto interessato citato in un comunicato dei suoi avvocati. Nel testo Benalla, da ieri sera ufficialmente indagato, racconta di aver intercettato quel giorno «due individui particolarmente virulenti» e di aver voluto aiutare i poliziotti «ad avere la meglio su queste persone» come lo autorizza l'articolo 73 del codice di procedura penale. «Questa iniziativa personale – secondo Benalla – serve manifestamente oggi a compromettere la presidenza della Repubblica in condizioni che sfiorano la ragionevolezza». Benalla ha anche denunciato nello stesso comunicato «l'utilizzo mediatico e politico» del suo contestato intervento alla manifestazione.