14 novembre 2019
Aggiornato 16:30
Immigrazione

Centri di accoglienza in Libia, Tripoli dice no al 'modello australiano'

Mentre Amnesty denuncia i rischi di un simile approccio, il governo libico gela l'Ue: «Non faremo più accordi in cambio di soldi»

Migranti al centro di accoglienza di Trig al Seka
Migranti al centro di accoglienza di Trig al Seka ANSA

LIBIA - Il capo del governo libico di unione nazionale (GNA), Fayez al-Sarraj, ha confermato categoricamente l'impossibilità di stabilire in Libia dei centri di accoglienza per migranti, come auspicato dai Paesi Ue. «Siamo assolutamente contrari al fatto che l'Europa voglia ufficialmente installare da noi i migranti illegali che l'Ue non vuole», ha detto Sarraj in una intervista pubblicata dal quotidiano tedesco Bild. «Noi non faremo più dei 'deals' (accordi) con l'Ue per farci carico dei migranti illegali in cambio di soldi», ha aggiunto. «Sono molto stupito che in Europa nessuno voglia più accogliere i migranti ma ci chiedono di accoglierne qui migliaia». Sarraj ha poi invitato gli europei a fare più pressioni sui Paesi d'origine dei flussi migratori piuttosto che sulla Libia. Al centro delle parole del capo del governo libico ci sono le cosiddette 'piattaforme regionali di sbarco' da creare al di fuori dell'Europa, dove le persone soccorse in mare verrebbero successivamente trasferite. Alcuni ministri europei hanno suggerito che le persone soccorse in mare dovrebbero essere sbarcate soprattutto in Libia. Il progetto, che resta ancora da definire in molti aspetti e accompagnato da punti interrogativi sulla compatibilità con le regole del diritto internazionale, ha già incontrato l'opposizione di Albania, Marocco e Tunisia. E ora anche quella più importante: quella della Libia

Amnesty contro il 'modello australiano'
Nelle stesse ore in una lettera aperta al presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, Amnesty International ha sollecitato l'Unione europea a non replicare le crudeli e illegali politiche adottate in materia di rifugiati dall'Australia, che ha costretto migliaia di richiedenti asilo e rifugiati a restare confinati, in condizioni drammatiche, in campi situati a Nauru e sull'isola di Manus. La lettera aperta, inviata in occasione del quinto anno dall'adozione della politica australiana - per la quale a chiunque arrivi via mare viene impedito di chiedere asilo nel paese e viene trasferito a Nauru e Manus - fa riferimento alle conclusioni del Consiglio europeo del 28 e 29 giugno. Durante quella riunione si è deciso di approfondire la proposta di 'piattaforme regionali di sbarco' al di fuori dell'Europa, dove le persone soccorse in mare verrebbero successivamente trasferite. Alcuni ministri europei hanno suggerito che le persone soccorse in mare dovrebbero essere sbarcate in Libia.

«Non fare dell'Europa la nuova Australia»
«Questa proposta suona sinistramente simile alle politiche australiane. Negli ultimi cinque anni abbiamo visto coi nostri occhi la devastazione e i traumi che esse hanno provocato a uomini, donne e bambini», ha dichiarato Claire Mallinson, direttrice generale di Amnesty International Australia. «L'esempio dell'Australia dovrebbe servire da lezione sui pericoli dell'esternalizzazione delle responsabilità in tema di rifugiati verso paesi che non hanno voglia né possibilità di gestirle in modo adeguato», ha aggiunto Mallinson. «Prima di portare avanti la loro idea, sollecitiamo gli stati membri dell'Unione europea ad osservare a lungo e con attenzione il trattamento agghiacciante riservato alle persone trattenute a Nauru e Manus. Le politiche australiane sono state un fallimento su larga scala e non dovrebbero essere imitate da altri», ha concluso Mallinson. 

Il caso dell'isola di Manus
Sull'isola di Manus, appartenente a Papua Nuova Guinea, e a Nauru si trovano attualmente oltre 1600 persone: la maggior parte di esse è stata riconosciuta con lo status di rifugiato ma non potrà mai mettere piede in Australia. Grazie a un accordo con gli Usa, che prevedeva il reinsediamento di fino a 1200 persone, quasi 400 rifugiati sono stati finora trasferiti in territorio statunitense. Centinaia di altri sono probabilmente destinati a rimanere a tempo indeterminato a Nauru e Manus, senza alcuna prospettiva riguardo al loro futuro. L'Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr) ha a sua volta condannato le politiche australiane, rilevando che i rifugiati trattenuti a Nauru e Manus hanno la percentuale più alta al mondo di malattie mentali tra questa specifica popolazione. Così come l'Unhcr, Amnesty International continua a chiedere che i centri oltremare siano chiusi e che i richiedenti asilo e i rifugiati siano portati in Australia.