13 dicembre 2018
Aggiornato 06:30

Perché il no dell'Europa alla riforma del copyright è una vittoria per tutti noi

Il Parlamento europeo ha bocciato l'avvio della discussione sulla proposta di direttiva

STRASBURGO - Il Parlamento europeo riunito il seduta plenaria ha bocciato nella sua forma attuale la nuova discussa direttiva Ue per la tutela del copyright sulle piattaforme online. Sui 627 eurodeputati presenti nell’emiciclo, 318 hanno votato contro, 278 a favore e 31 si sono astenuti. Con il voto l’aula ha stabilito di riaprire il dibattito sulla direttiva nella sessione plenaria di settembre. La direttiva prevedeva di sottoporre i giganti di internet (Youtube, Facebook, Dailymotion, Sound Cloud etc.) al pagamento dei diritti d’autore per i contenuti (video, musicali e giornalistici) diffusi sulle loro piattaforme, come fanno già le società digitali di distribuzione come Spotify e Deezer. Il testo, fortemente osteggiato da Google e dagli altri giganti dell’economia digitale, era stato approvato dalla commissione europarlamentare Affari giuridici, che è quella titolare del dossier, dopo un anno e mezzo di controversie e il pronunciamento contraddittorio di quattro altre commissioni europarlamentari: quelle competenti per Industria/Ricerca/Energia e Cultura, favorevoli, e quelle su Mercato interno/Consumatori e Libertà civili, contrarie. In Italia, M5S e Lega hanno espresso netta contrarietà al testo.

Cosa serve secondo Messora
«La mobilitazione ha prodotto i suoi effetti ma non illudiamoci» mette in guardia il blogger Claudio Messora, che sul suo sito ByoBlu ha lanciato una petizione ai parlamentari europei proprio contro la riforma. «Per usare un’immagine, il cappio resta appeso al collo In pratica, il boia ci ha concesso un po’ più di tempo per respirare, ma la battaglia non è affatto vinta» ha detto il giornalista in una intervista a Lo Speciale. Ora serve «proseguire la mobilitazione ad ogni livello». Messora propone l’introduzione del «Fair Use» sul modello americano, che consente di implementare il diritto di cronaca e di critica potendo utilizzare brevi spezzoni di contenuti altrui a corredo di un commento su un dibattito pubblico. Attraverso questo sistema, prendendo ad esempio lo spezzone di un noto programma televisivo, si può ad esempio organizzare un talk show e un dibattito con ospiti via Skype e su internet. «Riportare un pezzo di trenta secondi al massimo non significa certo infrangere il diritto d’autore» spiega. «Penso che una seria riforma debba includere la possibilità di fare ricorso al Fair Use, per consentire agli utenti di poter utilizzare modiche quantità di contenuti diversamente protetti da copyright».

Acquisire licenze sul web
In secondo luogo, se si impone la necessità di acquisire licenze sul web, allo stesso modo deve essere anche prevista una specifica modalità di acquisizione. «Prendiamo il caso che io voglia usare per due minuti una canzone di Vasco Rossi in un mio video. Perché non introdurre uno strumento che mi permetta di acquisire detta licenza e magari versare a Vasco Rossi dieci o venti euro per quei due minuti o tre di utilizzo di un suo testo?». Un modo semplice e democratico con cui permettere a qualsiasi cittadino di poter acquisire i dovuti permessi senza il rischio di vedersi bloccato il video. «Se si fa questo ragionamento allora si può anche essere d’accordo con lo spirito della riforma. Altrimenti si continuerà a favorire la disparità di trattamento evidente fra i grandi media che hanno rapporti privilegiati con gli autori e possono quindi utilizzare i loro contenuti senza difficoltà, e gli operatori del web che continueranno invece ad essere penalizzati nonostante la mole di informazioni che producono».

Salvini e Di Maio contro il bavaglio
Anche la politica è scesa in campo: prima dell'inizio dei lavori, il ministro dell'Interno Matteo Salvini aveva condiviso la sua opinione su Twitter, sostenendo che la direttiva proposta aveva lo scopo «di imbavagliare noi, ma soprattutto voi». Salvini, al contrario, esalta la possibilità di una rete libera, grazie alla quale lui è riuscito a mettere in atto «parte della rivoluzione» che sta conducendo. L'obiettivo della direttiva, ha detto, è quello di fare in modo che le persone tornino a informarsi «solo dalle radio ufficiali, le televisioni ufficiali, i giornaloni ufficiali». Della stessa idea Luigi Di Maio, che ha esultato e salutato con grande gioia questo risultato in questo «giorno importante», nel quale è stato mandato un segnale forte: «nessuno si deve permettere di silenziare la rete e distruggere le incredibili potenzialità che offre in termini di libertà d’espressione e sviluppo economico». Prossimo appuntamento a settembre: obiettivo annunciato da Di Maio sarà quello di far cancellare i due articoli «più pericolosi della direttiva», l'11 e il 13.