18 agosto 2018
Aggiornato 22:00

Nulla di fatto al Consiglio Ue: Dublino non si tocca. E Conte lancia la sua proposta per gestire i migranti

Proposta bloccata per opposte ragioni da paesi del Sud e dell'Est
Sbarchi a Lampedusa
Sbarchi a Lampedusa (ANSA/FRANCESCO SOLINA)

BRUXELLES - Come ampiamente previsto nei giorni scorsi, la complicatissima proposta della presidenza di turno bulgara del Consiglio Ue per la riforma del regolamento di Dublino sull'asilo non ha fatto molta strada, durante il Consiglio Affari interni dei Ventotto, oggi a Lussemburgo, come tentativo di compromesso fra i paesi mediterranei, con l'Italia in prima fila, e gli Stati membri dell'Europa centro orientale (Austria e gruppo di Visegrad. I paesi mediterranei considerano il progetto di riforma della presidenza bulgara - peggiorativa rispetto alla proposta originaria della Commissione europea e molto meno ambiziosa, coerente e comprensibile della proposta votata a larga maggioranza dal Parlamento europeo - penalizzante per i paesi in prima linea sulle rotte dei flussi migratori, e il nuovo governo italiano ha rafforzato ancora di più la già convinta opposizione del governo precedente. D'altra parte, per Austria, Slovacchia, Repubblica ceca, Polonia e Ungheria il testo bulgaro è inaccettabile perché, seppure come ultima risorsa, prevede ricollocamenti di rifugiati obbligatori in situazioni di crisi gravissima.

Una lunga e difficle trattativa
"Sarò onesto. Trovare un compromesso non sarà un compito facile, ma sono convinto che siamo sulla strada giusta", ha detto alla fine della riunione di Lussemburgo Valentin Radev, ministro dell'Interno della Bulgaria e presidente di turno del Consiglio Ue. I capi di Stato e di governo al vertice di fine giugno "prenderanno le decisioni più sagge. Abbiamo fatto del nostro meglio per preparare il loro lavoro", ha aggiunto, un po' tristemente, Radev. Il commissario europeo alla Politica dell'immigrazione e Affari Interni, Dimitris Avramopoulos, ha potuto aggiungere poco di più, limitandosi a definire la discussione di oggi "franca e aperta", come si dice generalmente in gergo diplomatico quando più che un dibattito c'è stato uno scontro. "Siamo molto lontani gli uni dagli altri", ha confermato il ministro svedese dell'Interno, Helene Fritzon, giudicando "molto difficile", che si realizzi l'obiettivo dichiarato dal vertice Ue di dicembre, di arrivare a un accordo entro il prossimo vertice di giugno. E questo anche "a causa del clima politico più duro" dopo il cambiamento di governo in Italia (e la vittoria della destra alle elezioni in Slovenia).

L'idea di Conte
Proprio durante il suo primo discorso, in occasione del voto di fiducia al suo governo a Roma, il nuovo primo ministro Giuseppe Conte ha perorato una riforma di Dublino che comprenda due elementi mancanti: l'obbligatorietà e l'automaticità di un nuovo sistema di quote per la redistribuzione fra tutti i paesi membri dei richiedenti asilo approdati in Italia, o negli altri Stati membri di primo approdo, che oggi sono lasciati soli a farsi carico del problema. Il neo ministro dell'Interno Matteo Salvini, assente giustificato da Lussemburgo a causa del voto di fiducia a Roma, ha sottolineato da parte sua che la riforma proposta dalla presidenza bulgara condannerebbe l'Italia e gli altri paesi mediterranei a sostenere il fardello di una crisi migratoria senza precedenti per l'Ue. A Lussemburgo, comunque, le dichiarazioni più dure sono state quelle del ministro dell'Interno belga, il "falco" anti immigrati della destra fiamminga Theo Francken, secondo cui il progetto di riforma del sistema di Dublino "è morto", e "non ci sono basi per poter continuare il dibattito".

Tajani cerca di convincere Conte
Intanto il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, ha scritto al neo premier italiano Giuseppe Conte per chiedergli di sostenere la posizione dell'Assemblea di Strasburgo nella difficile discussione in corso con gli Stati membri per la riforma del regolamento di Dublino sul sistema d'asilo dell'Ue. "La riunione del Consiglio europeo alla fine di giugno sarà probabilmente l'ultima possibilità durante questo mandato (la legislatura che termina fra un anno, ndr) di conseguire un ampio accordo che consenta al Consiglio di avviare i negoziati con il Parlamento Europeo" sulla riforma del sistema di Dublino, ricorda Tajani nella lettera a Conte. "Contiamo sul Suo supporto per gettare un ponte tra le nostre istituzioni e favorire uno spirito di cooperazione europea che consenta una riforma pragmatica del sistema europeo comune di asilo", scrive ancora il presidente dell'Europarlamento rivolto al primo ministro italiano. "Sebbene le nostre opinioni possono differire su taluni aspetti della proposta, Le posso assicurare - conclude Tajani - che il Parlamento europeo attende con interesse di impegnarsi in modo costruttivo, pragmatico e creativo con gli Stati membri al fine di trovare soluzioni che possano gettare la base di un sistema europeo comune di asilo funzionale".