Trump pronto a imporre i dazi all’Europa. Cosa rischia il made in Italy
L’amministrazione Trump si starebbe preparando a imporre dazi sull’importazione dell’alluminio e dell’acciaio prodotto in Unione europea
WASHINGTON - Dopo la decisione di sospendere momentaneamente il provvedimento nel tentativo di trovare un accordo, l’amministrazione Trump si sta preparando a imporre dazi sull’importazione dell’alluminio e dell’acciaio prodotto in Unione europea. Washington non ha alcuna intenzione di prolungare l’esenzione della tariffe che aveva concesso all’Europa e che evitava ai Paesi della comunità di pagare il 10% sull’alluminio e il 25% sull’acciaio in entrata negli Usa. Il team di negoziatori di Stati Uniti e Europa si sono incontrati a Parigi nel tentativo di trovare un accordo e prolungare ancora una volta l’esenzione dalle tariffe previste dagli Stati Uniti sulle due materie prime, ma sembra che le tensioni tra Stati Uniti ed Europa non riescano a placarsi. Da una parte c’è la questione dei dazi commerciali, dall’altra c’è la legge sulla protezione della privacy entrata in vigore il 25 maggio. Proprio ieri il segretario al commercio americano, Wilbur Ross, in un editoriale sul Financial Times ha attaccato la General Data Protection Regulation (GDPR), sostenendo che «potrebbe interrompere in modo significativo la cooperazione transatlantica, creando barriere non necessarie sul commercio».
Draghi ventila rappresaglie
Sul fronte europeo Mario Draghi ha parlato di possibili «rappresaglie» sui dazi: «Siamo preoccupati per gli sviluppi perché potrà esserci un impatto sulla fiducia, che a sua volta può impattare le previsioni di crescita» ha detto. ll che, tradotto, per un'economia debole come la nostra non è proprio una grande notizia. Già Gentiloni, prima di lasciare Palazzo Chigi, tra le righe del Def aveva lanciato un anatema contro chi avesse anche solo tollerato i dazi, paventando scenari piuttosto inquietanti: «Uno shock protezionistico per i dazi Usa e la possibilità che tali misure possano inasprirsi ed estendersi a più Paesi, innescando forme di ritorsione, comporterebbero un impatto macroeconomico per l'Italia, con una perdita di Pil, rispetto allo scenario di base, dello 0,3% nel 2018 e dello 0,7% nel 2019».
Gli effetti indesiderati per il Belpaese
Se davvero, come ormai sembra certo, verranno applicati i dazi su acciaio e alluminio anche ai Paesi Ue, il Belpaese si troverebbe a scontare un prezzo piuttosto salato, seppur non catastrofico. Giusto per avere qualche dato di riferimento, il made in Italy esporta negli Stati Uniti— secondo i dati Unimpresa — beni per 37 miliardi di euro, con i macchinari in testa (20% del totale, per 7,1 miliardi di euro), seguiti da auto (12%, 4,5 miliardi) e dal settore "navi treni e aerei" (9,89%, 3,6 miliardi). Gli alimentari pesano per 2,02 miliardi (5,49%), i prodotti farmaceutici per 1,9 miliardi (5,26%), le bevande per 1,7 miliardi (4,66%) e via via gli altri. Di fatto, tolta l'ex Alcoa in Sardegna che comunque è in attesa di rilancio, al momento noi non produciamo alluminio. Siamo però, per quanto riguarda i prodotti finiti in acciaio, il quinto esportatore europeo negli Usa, con 312.103 tonnellate lo scorso anno, non una quantità enorme dunque, ma pur sempre non irrilevante, dietro a Germania (951mila), Olanda (632mila), Francia (237mila) e Svezia (216mila). Inoltre, è chiaro che di fronte a uno scenario di questo tipo le aziende dei Paesi maggiormente colpiti dai dazi Usa dirottebbero l'export verso le destinazioni rimaste accessibili, facendo concorrenza alle imprese italiane. Senza contare che le aziende siderurgiche europee, che esporterebbero di meno negli Usa, taglierebbero i beni intermedi acquistati dai fornitori italiani, innescando un impatto negativo nei settori nazionali dei metalli, dell'estrazione di minerali e dei servizi di utility.
Trattative avanti anche con i dazi
Il responsabile del Commercio Usa, il segretario Wilbur Ross, ha lanciato un avvertimento durante il forum Ocse a Parigi, lasciando intendere che le trattative sarebbero potute proseguire anche con l'entrata in vigore dei dazi. "Ci possono essere negoziati con o senza le tariffe, non è che non si possa parlare con le tariffe in piedi", ha detto Ross, che ha invitato l'Europa a seguire il modello della Cina: Pechino sta subendo i dazi sui due metalli sin dalla loro entrata in vigore il 23 marzo scorso. Contemporaneamente sta trattando un accordo commerciale di più ampio respiro confidando di aumentare le sue esportazioni di beni alimentari ed energia in America.
La Cina prova a difendersi
Dal canto suo la Cina ha criticato duramente il piano Usa relativo ai controlli sugli investimenti come violazione delle regole del commercio mondiale, riservandosi il diritto di reagire qualora diventino effettivamente operative. E' una proposta contraria "alle regole e allo spirito di base" dell'Organizzazione mondiale del commercio (Wto), ha affermato nella conferenza stampa settimanale il portavoce del ministero del Commercio Gao Feng, secondo cui "la parte cinese valuterà con attenzione le mosse Usa riservandosi il diritto di adottare misure relative». Il nuovo fronte di scontro tra Washington e Pechino è maturato alla vigilia della missione del segretario al Commercio americano Wilbur Ross, che volerà in Cina dal 2 al 4 giugno per un nuovo round negoziale sul corposo dossier del commercio.
- 09/07/2021 Donald Trump torna all'attacco: «C'è Washington dietro l'inchiesta contro la Trump Organization»
- 08/07/2021 Donald Trump fa causa a Google, Facebook e Twitter
- 01/03/2021 Il ritorno di Donald Trump
- 04/07/2020 Donald Trump contro i «fascisti di estrema sinistra»: Non abbatterete la nostra Storia