22 febbraio 2020
Aggiornato 21:30
Libia

Libia nel caos, oltre 100 migranti in fuga. Ribelli circondano la sede del governo

Più di 100 migranti sono fuggiti da un campo in cui sono stati trattenuti e torturati da trafficanti nella città di Bani Walid, nella Libia occidentale

Un'immagine del centro detenzione migranti di Zawiya, a 30 km da Tripoli
Un'immagine del centro detenzione migranti di Zawiya, a 30 km da Tripoli ANSA

TRIPOLI - Più di 100 migranti sono fuggiti questa settimana da un campo in cui sono stati trattenuti e torturati da trafficanti nella città di Bani Walid, nella Libia occidentale, secondo fonti locali e organizzazioni internazionali. I migranti provenienti da Eritrea, Etiopia e Somalia sono fuggiti dal campo mercoledì sera per rifugiarsi in una moschea della città, dove sono stati accuditi dalla popolazione e dalle associazioni locali. Circa venti migranti sono stati ricoverati per ferite a causa di torture, secondo l'ospedale della città. Sulla base della testimonianza dei sopravvissuti, l'ong Medici senza frontiere (MSF) ha riferito di circa quindici migranti uccisi e 25 feriti durante al fuga. Le fonti locali, così come altre organizzazioni umanitarie, però non sono state in grado di confermare questo bilancio. La città di Bani Walid è un luogo di transito per i migranti clandestini in rotta verso le coste, più a nord. Situata a 170 km a Sud-Est della capitale Tripoli, Bani Walid ha una ventina di centri di detenzione illegali, secondo un funzionario locale. Questi centri sono presidiati da milizie che prelevano i migranti dalle città e li torturano prima di telefonare alle loro famiglie per ottenere il pagamento di un riscatto.

I ribelli circondano la sede del governo
Intanto i ribelli hanno circondato la sede del governo di unità nazionale riconosciuto internazionalmente a Tripoli. Lo riporta il sito in arabo di Sky News.I ribelli hanno lanciato l'assalto sabato mattina all'alba e hanno cacciato la Guardia presidenziale che sorvegliava gli edifici governativi. Le milizie Haythem e il battaglione 301 hanno preso anche il controllo dell'aeroporto di Tripoli e della tv nazionale. Sui social network rimbalza anche la notizia che fonti di Tripoli sostengano che la mossa sia stata voluta per fermare le proteste pubbliche. 

L'intervento di MSF
All'ospedale di Bani Walid, l'équipe di MSF ha supportato lo staff locale nel fornire cure mediche ai 25 feriti. Tra loro, 18 avevano ferite minori e hanno ricevuto primo soccorso e medicazioni, 7 sono stati ricoverati per ulteriori cure a causa di gravi ferite da arma da fuoco e fratture multiple. MSF ha anche donato materiali medicali all'ospedale per rifornire le loro scorte. I sopravvissuti hanno detto a MSF che almeno 15 persone sono morte e almeno 40, in maggioranza donne, sono rimaste indietro. Alcuni di loro hanno raccontato di essere stati tenuti prigionieri per tre anni. Cicatrici, segni visibili di ustioni elettriche e vecchie ferite infette mostrano le drammatiche condizioni che hanno dovuto subire. Sono traumatizzati e sono in maggior parte minori non accompagnati. Un gruppo di persone nella città di Bani Walid, tra cui persone che lavorano all'ospedale pubblico, alla municipalità, membri di organizzazioni della società civile e delle forze di sicurezza locali, hanno reagito tempestivamente e hanno giocato un ruolo chiave per proteggere i migranti mentre venivano inseguiti dai loro carcerieri, che cercavano di rapirli nuovamente. 

"Orrori continui"
"Occorre garantire tutte le misure necessarie perché i pazienti possano accedere ai trattamenti di cui hanno bisogno e per proteggere queste persone estremamente vulnerabili, perché non subiscano altri danni dopo essere sopravvissuti a tali atrocità. La detenzione arbitraria non può essere una soluzione. Hanno urgente bisogno di protezione e assistenza" dichiara Christophe Biteau, capomissione di MSF.  La vicenda è un altro esempio degli orrori continui subiti da molti migranti e rifugiati che transitano in Libia. Le équipe di MSF non hanno accesso alle prigioni clandestine nelle aree di Bani Walid, e non sanno quante persone vi siano ancora trattenute, ma il rapimento ai fini di riscatto resta un business fiorente, rafforzato dalle politiche promosse dall'Europa che puntano a criminalizzare migranti e rifugiati e a impedire loro di raggiungere le coste europee a qualunque costo. A Bani Walid, MSF continua a fornire, in collaborazione con le associazioni locali, una media di circa 100 consultazioni al mese, tante quanto l'anno scorso.